Osservatorio Mobiliare – N° 102

L’estate borsistica internazionale è iniziata all’insegna di un prolungato movimento laterale che ha interessato i mesi di maggio e giugno, come testimoniano i principali indici, ridossati sull’indotto dei massimi annuali. Quelli statunitensi hanno marginalmente ritoccato i massimi di periodo, complice un parziale avvio delle riforme caldeggiate dalla nuova amministrazione, si prenda ad esempio le normative bancarie, mentre quelli europei hanno marginalmente ripiegato soprattutto in relazione all’incertezza sulle reali intenzioni della BCE. Rimane il fatto che sotto il profilo tecnico questo consolidamento, verificatosi principalmente tramite una rotazione settoriale della domanda, risulta salutare in quanto ha permesso di riassorbire parte dell’ipercomperato venutosi a creare all’indomani dell’elezione del nuovo Presidente USA. Quantificando il quadro tecnico, l’indice statunitense S&P 500, sostenuto nel breve anche dalla sorprendente reazione positiva del comparto obbligazionario ai recenti aumenti del tasso guida sul dollaro, appare orientato verso le quote 2465 e 2515 punti. Risulta invece più complicato lo scenario di riferimento dell’indice Eurostoxx 50, reduce da un semestre molto positivo con un progresso vicino al 9%, che ha permesso di recuperare parte del terreno perduto nel recente passato, rispetto agli indici USA. La fascia di resistenza dell’indice si colloca tra i livelli di 3670 e 3720 punti, ma nel breve termine appare più probabile un prosieguo del consolidamento in corso, la cui accelerazione durante le scorse sedute ha comportato la violazione del supporto a quota 3500 punti. Comunque solo una discesa sotto il successivo supporto di 3410 negherebbe il rialzo avviatosi lo scorso novembre. Infatti bisogna ricordare che a dispetto dell’opinione di consenso che vede le principali aeree economiche mondiali interessate ad una fase reflativa generalizzata, la realtà potrebbe invece risultare diversa e più complicata. Infatti la Fed statunitense ha intrapreso una politica monetaria meno accomodante anche se l’inflazione rimane stabilmente sotto la fatidica soglia del 2% tendenziale, mentre la BCE e la Banca del Giappone sono ancora alle prese con problematiche deflative e la Banca Popolare Cinese, dopo aver avviato a metà 2016 una marcata politica reflativa, inizia ora a raccogliere dei risultati.

La recrudescenza inflativa registrata recentemente nel Regno Unito, non ha matrice fondamentale ma è la conseguenza della svalutazione della sterlina intervenuta dopo la Brexit. Quindi le recenti dichiarazioni del Governatore della BCE che riterrebbe risolta la crisi deflativa europea, potrebbero aver generato un clima d’incertezza sugli scenari prospettici della politica monetaria accomodante fin qui perseguita dall’Istituto d’Emissione europeo, che non mancherà di riflettersi sulla dinamica borsistica di breve. Queste dichiarazioni hanno avuto un immediato contraccolpo sul mercato dei cambi, dove la fase di appesantimento in corso sul dollaro statunitense ha subito un immediata accelerazione, portando la parità verso l’Euro a quota 1.14. La questione appare semplice, se l’Euro si apprezza parte della crescita addizionale prevista per il PIL del Vecchio Continente quest’anno potrebbe vanificarsi, provocando una revisione al ribasso degli utili delle aziende quotate. Bisogna poi considerare che il dollaro si è già lasciato alle spalle il massimo di periodo nel 2016 ed ha intrapreso una fase ribassista alimentata dalle diminuite prospettive di crescita congiunturale legate alle difficoltà della presidenza Trump ma soprattutto all’inversione dei flussi d’investimento internazionali che, dopo il triennio 2014/2016 che aveva visto 1500 miliardi di dollari spostarsi negli USA dalla Cina, registra dalla fine dell’anno scorso un flusso inverso favorito dalle potenzialità di crescita che diverse economie asiatiche offrono. Bisogna aggiungere che le autorità monetarie di questi paesi, segnatamente la Cina, per sterilizzare l’effetto rialzista di questi flussi sulle parità delle proprie valute, stampano moneta per acquistare dollari, incrementando di conseguenza la liquidità disponibile per investire in attività finanziarie domestiche, creando un circolo virtuoso per le borse locali. Comunque da settimane il biglietto verde non registra interruzioni nel proprio appesantimento, rendendo alquanto probabile un rimbalzo tecnico che potrebbe spingersi fino quota 1.10, mentre, nel medio termine, rimane valido l’obiettivo tecnico di quota 1.1690, già toccato nell’estate 2015. Continua invece a sorprendere il consolidamento del settore dei metalli industriali e quello dell’oro, che dovrebbero invece beneficiare della recente debolezza del dollaro rispetto al quale solitamente risultano inversamente correlati. Probabilmente si tratta solo di avere ancora un poco di pazienza, anche perché le recenti difficoltà del prezzo del petrolio potrebbero aver condizionato negativamente tutto il comparto delle materie prime nella sua globalità.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg