Osservatorio Mobiliare – N° 119

La repentina inversione di rotta in materia di politica monetaria attuata dalla FED ad inizio gennaio, seguita nei giorni scorsi da un’analoga presa di posizione del Direttorio della BCE, lascia pochi dubbi sul fatto che quello che alla fine degli anni ’90 il mitico Governatore Greenspan aveva definito il suo peggiore incubo, la “Sindrome Giapponese”, si sia puntualmente realizzato.

Infatti il costante deterioramento del quadro congiunturale internazionale che ha comportato il crollo borsistico di fine 2018, ha costretto le autorità monetarie a prendere finalmente atto che la deflazione strutturale indotta dalla globalizzazione ed amplificata dal progresso tecnologico, ha reso normale il costo del denaro azzerato, introdotto nel 2009 per fronteggiare la grave recessione seguita alla crisi bancaria. Quindi l’ipotesi di lavoro prevalente a partire dal 2016, che indicava come probabile il ritorno a tassi guida moderatamente positivi, come avvenuto parzialmente solo negli USA, alla luce dei recenti sviluppi risulta accantonata, probabilmente per diversi anni. La stessa FED, alla luce dei recenti dati congiunturali e della negativa reazione borsistica ai recenti rialzi del tasso guida, potrebbe aver già esaurito la fase di restrizione creditizia avviata a fine 2015. Quindi ci si trova al cospetto di una nuova fase di stimoli monetari, che magari non verrà chiamata Q5, ma nella sostanza ricalca il copione già visto negli ultimi 10 anni. In effetti sotto il profilo della teoria economica, quanto stà avvenendo rispetta la logica, nel senso che per raggiungere l’utopistico livello del 2% d’inflazione, bisogna reflazionare le economie tramite l’immissione di liquidità surrettizia. Comunque l’esperienza insegna che il mero stimolo monetario serve a poco se non viene accompagnato da altre misure strutturali di sostegno alla congiuntura quali appropriate politiche fiscali, oggi improponibili a causa dei vincoli di bilancio delle finanze pubbliche. Quindi il principale beneficiario della rinnovata fase di stimolo, sarà ancora una volta il mercato mobiliare, visto il persistere della “trappola della liquidità” che vede l’economia reale poco propensa ad usare il credito disponibile.

La dinamica borsistica di questo primo scorcio d’anno, caratterizzata da rialzi generalizzati che hanno permesso di recuperare buona parte delle perdite di fine 2018, si spiega proprio con la convinzione fattasi strada tra gli investitori che ci si trovi in presenza di una sorta di opzione di sostegno delle banche centrali, disposte ad intervenire ai primi segnali di cedimento delle borse, esattamente come avvenuto a partire da gennaio. Ma si dimentica che le quotazioni dipendono principalmente dai fondamentali economici, che attualmente indicano un quadro di generalizzato raffreddamento congiunturale che in alcuni casi si è già trasformato in una recessione tecnica. A causa dello scostamento temporale tra l’attuazione di politiche monetarie di stimolo ed il loro effetto sulla congiuntura, il raffreddamento proseguirà ancora per diversi mesi. Senza il sostegno della crescita degli utili aziendali gli indici di borsa appaiono destinati a ridimensionare i recenti progressi, avendo forse già avviato una correzione volta a ritracciare almeno un terzo del rialzo registrato. Per quantificare l’indice S&P 500 che ha recentemente abbandonato l’indotto di quota 2800 punti, appare orientato a scendere fino in prossimità del livello di 2650 punti mentre l’indice Eurostoxx 50, dopo aver superato quota 3300 punti, sembra avviato a correggere verso l’area di supporto compresa tra i 3100 ed i 3150 punti. A questi livelli, il comparto bancario europeo, grazie alla recente decisione della BCE di riproporre un finanziamento TLTRO biennale a partire da settembre, potrebbe rappresentare una conveniente opportunità d’impiego. Comunque grazie al cambio di registro delle rispettive politiche monetarie, l’ipotesi di lavoro prevalente a fine dicembre, che gli indici potessero testare entro breve i minimi di fine 2018, risulta momentaneamente accantonata e comunque molto spostata temporalmente.

Sul fronte dei mercati asiatici, merita attenzione la borsa cinese, reduce da una brusca correzione dopo i marcati rialzi da inizio anno, causata da deludenti dati congiunturali, sui quali però il governo e la PBOC, possono agevolmente intervenire, rendendo l’attuale ribasso un’opportunità d’acquisto a medio termine.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg