Osservatorio Mobiliare – N° 122

La fase correttiva che ha caratterizzato la dinamica dei principali listini internazionali durante il mese di maggio, indotta dalle preoccupazioni degli investitori sul futuro andamento congiunturale, risulta parzialmente riassorbita nel breve volgere di poche ottave.

Infatti l’indice USA S&P 500 ha appena ritoccato il proprio massimo storico, l’indice europeo Eurostoxx 50 si è avvicinato al recente massimo annuale, mentre gli indici asiatici registrano un recupero più modesto. Nel contempo è proseguita senza soluzione di continuità la progressione dei comparti obbligazionari dove i rendimenti decennali del dollaro sono passati in un mese da 2.25% a 2.0 % e quelli del bund tedesco hanno incrementato il proprio rendimento negativo da meno 0.15% a meno 0,30%. Quindi prosegue questo gemellaggio di prestazioni positive da parte dei due settori di cui si compone il mercato mobiliare, che secondo la teoria economica tradizionale dovrebbero avere una dinamica antitetica rispetto le aspettative congiunturali. Non a caso un gruppo di economisti da un decennio propugna un approccio alternativo, conosciuto sotto la definizione di “modern monetary theory”, che reinterpreta le tesi consolidate che per decenni hanno teorizzato le dinamiche dei mercati rispetto all’economia. In pratica dopo due lustri di attuazione di massicci stimoli monetari, non si può più considerare il costo del denaro nullo o negativo come una misura straordinaria di politica monetaria, ma deve essere ritenuta normale. Questa normalità deriva dal fatto che con la crisi bancaria del 2008 e le sue gravi conseguenze recessive, la fase disinflativa indotta dalla globalizzazione avviatasi negli anni ’90, si è trasformata in una deflazione strutturale, di tipo giapponese, destinata a durare per lustri, di cui solo l’economia USA è finora riuscita a contenere parzialmente la diffusione.

Questa tesi permette di ritenere assolutamente congrua e spiegabile la costante dinamica rialzista dei comparti obbligazionari mentre il comportamento delle borse trova le sue ragioni nell’eccesso di liquidità creato dalla banche centrali. In pratica ogni qualvolta che gli investitori azionari iniziano ad aumentare l’offerta di titoli, le autorità monetarie si affrettano ad annunciare nuovi piani di stimolo creditizio. Questo perché una borsa cedente ha implicazioni negative sulla congiuntura economica. A partire dal ribasso borsistico di fine 2018, la banca centrale risultata più attiva in tal senso è quella cinese, PBOC, che dopo aver drenato 1,8 trilioni di RMB, la moneta cinese, dal sistema tra novembre e lo scorso aprile, ha reinmesso in poche settimane 1,1 trilioni di RMB. Anche la FED statunitense, che a giugno ha mantenuto invariato il tasso guida, appare pronta ad attuarne una riduzione, magari già entro il mese di luglio. Il Governatore della BCE in uno dei suoi ultimi interventi pubblici, visto l’approssimarsi del termine del suo mandato, ha ribadito che il costo del denaro dell’Euro rimarrà basso ancora molto a lungo. In pratica il marcato cambio strategico attuato dalle principali banche centrali mondiali da inizio anno, ha spostato temporalmente l’acuirsi del raffreddamento congiunturale già in corso in Europa ed in Cina e l’insorgere di un analogo problema negli USA, facendo guadagnare tempo alla rinnovata tendenza positiva delle borse internazionali, seguita alla correzione di maggio.

Quindi la fase tecnica distributiva degli indici potrebbe continuare durante l’estate, offrendo un limitato potenziale al rialzo a fronte di un limite inferiore che non dovrebbe violare i minimi di febbraio. Quantificando le aree 2600/2650 punti per lo S&P 500 e 3150/3200 punti per l’indice Eurostxx 50, dovrebbero rappresentare il livello inferiore del canale di oscillazione di breve termine. Considerato il basso profilo di rischio degli investitori internazionali, testimoniato dal recente rialzo dell’ oro, del Franco Svizzero e dello Yen Giapponese, gli impieghi borsistici dovrebbero essere concentrati su titoli a larga capitalizzazione ed elevato dividendo.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg