Osservatorio Mobiliare – N° 123

Il prosieguo durante le scorse ottave della dinamica positiva su gran parte dei principali listini azionari mondiali merita delle puntualizzazioni volte a meglio comprendere quello che potrebbe essere lo scenario estivo dei mercati. Infatti l’indice S&P 500 relativo a New York, ha appena fatto registrare un nuovo massimo storico a ridosso di quota 3000 punti favorendo la buona tendenza di breve di molti altri indici mondiali.

Quindi risulta lecito chiedersi dove sia finito l’estremo pessimismo che aveva caratterizzato le borse a fine 2018, indotto dal timore che si fosse prossimi ad una recessione economica globale. Con il senno di poi, la risposta è semplice, le preoccupazioni sono svanite gradualmente a partire da gennaio, nel momento in cui soprattutto la FED ed in parte la BCE hanno repentinamente invertito il corso della propria politica monetaria. Dalla terza settimana di maggio anche la banca centrale cinese, PBOC, ha iniziato ad immettere massicciamente liquidità, sostituendosi di fatto alla FED, che per ora ha agito più a parole che nei fatti, nell’attesa di una decisone concreta che potrebbe arrivare il prossimo 19 luglio. Considerato che i dati mensili dei diversi indici PMI rimangono compatibili con una modesta recessione e che si sta assistendo ad una recrudescenza disinflativa, entro un breve lasso di tempo le banche centrali potrebbero avviare ufficialmente il QE quattro.

Quantificando i precedenti interventi, QE1 per 2,5 trilioni di dollari nel periodo 2008/2010, QE2 per 2,6 trilioni a fine 2010 per tutto il 2011, QE3 per 2,5 trilioni nel 2012/2014 e l’intervento del G20 di Shanghai per 3,6 trilioni nel 2016/2017, si potrebbe ipotizzare un intervento di 2,5 trilioni che aumenterebbe il totale di bilancio delle banche centrali mondiali, valuto oggi 20 trilioni, del 12 % circa, esattamente l’opposto di quanto si paventava a metà 2018. Che si vada verso un QE4 risulterebbe confermato anche dalla dinamica dei tassi a lungo termine, che a dispetto della comune convinzione, determinano il livello del costo del denaro e non viceversa. Infatti i tassi a lungo termine hanno due componenti, il tasso futuro atteso nel periodo di riferimento ed una componente di premio che fluttua in relazione alla percezione di rischio dell’investitore.

Questi rischi sono principalmente legati all’inflazione ed alla volatilità attesa, che a sua volta dipende dalla liquidità disponibile nel sistema. Quindi nel corso del QE la volatilità scende e vi è meno interesse ad acquistare valori rifugio e quindi il loro rendimento sale, mentre durante la stretta di un QT, la minor liquidità disponibile forza al ribasso il rendimento dei titoli del tesoro, come puntualmente avvenuto dall’ottobre 2018 ad oggi. In pratica il mercato obbligazionario sta indicando alla FED che si attende meno inflazione e più debolezza congiunturale e che quindi è necessario ridurre il costo del denaro. Statisticamente un incremento della liquidità precede di 6/9 mesi una inclinazione positiva della curva dei rendimenti, quindi l’imminente QE4 potrebbe far scendere inizialmente il rendimento del tesoro decennale al 1,5 % accompagnando il tasso guida fino verso l’1 %. Se il complesso di queste ipotesi dovesse trovare il consenso dei mercati, la fase laterale degli indici azionari a ridosso dei recenti massimi storici piuttosto che di periodo, potrebbe proseguire durante il periodo estivo anche in presenza di dati congiunturali negativi, che verrebbero considerati transitori. La plausibilità di questa tesi troverà una prima conferma nelle decisioni che la FED prenderà fra una decina di giorni, ricordando che il miglior contesto per la borsa è costituito da una economia titubante che la banca centrale cerca di rivitalizzare, proprio lo scenario attuale.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg

“Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”