Osservatorio Mobiliare – N° 124

L’estate borsistica è terminata senza registrare particolari novità, caratterizzata da un movimento laterale dei principali indici internazionali che dovrebbe rappresentare una fase di accumulazione. La tendenza di fondo rimarrebbe quindi moderatamente positiva a dispetto dei timori recessivi che da mesi circolano sui mercati ma che potrebbero rivelarsi infondati se le banche centrali attuassero in tempi brevi le misure di stimolo monetario che hanno già annunciato a partire da giugno. In pratica si assiste ad un copione già visto in passato nel senso che le autorità monetarie tendono ad agire solo quando sono forzate dalla dinamica dei mercati, anche se in questa occasione, la volontà di attuare un QE 4, è stata chiaramente espressa dalla BCE, in modo un poco più sfumato dalla FED, mentre la PBOC ha solo timidamente allentato le condizioni sul mercato interbancario. A questo punto però i tempi stringono, nel senso che da inizio settembre si sono registrati quattro episodi di momentanea crisi di liquidità sul mercato monetario USA, che hanno costretto la FED ad immettere diverse decine di miliardi a pronti tramite operazioni di riporto giornaliere.

Non si tratta di per sé di una misura preoccupante, in quanto dopo tre anni restrizione del credito, 2016/2018, appare comprensibile che il sistema creditizio cominci ad essere a corto di liquidità senza che questo comporti una crisi bancaria come nel 2008. In pratica le restrizioni imposte alla banche negli scorsi anni sul fronte degli impieghi e la drastica diminuzione di emissioni di debito pubblico da usare come garanzia da parte del settore privato per ottenere crediti, stanno gradualmente rallentando l’economia statunitense, in quanto penalizzano i rifinanziamenti, vanificando il vantaggio della riduzione del costo del denaro. Quindi risulta improrogabile un nuovo programma di stimoli da attuarsi tramite l’espansione del bilancio della FED e delle altre banche centrali, da attuarsi tramite l’acquisto di titoli sul mercato aperto. Infatti la mera riduzione dei tassi d’interesse che hanno già raggiunto rendimenti negativi in Europa, ha dimostrato di non essere sufficiente per sostenere la congiuntura senza il contributo di un marcato aumento della liquidità disponibile nel sistema ed interventi di stimolo di natura fiscale.

La connotazione più politica che tecnica, del prossimo presidente della BCE, mrs. Lagarde, potrebbe permettere una maggior pressione in tal senso sui paesi europei con partite fortemente eccedentarie quali la Germania. La dinamica borsistica dell’ottava appena conclusasi, dovrebbe aver sciolto le riserve dei banchieri centrali sull’impellente necessità di espandere i propri bilanci, visto che la borsa USA ha perso quasi il 5% in poche sedute a causa della pubblicazione dell’indice PMI relativo ai programmi di acquisto delle imprese, sceso al livello più basso degli ultimi 9 anni. Comunque questo dato non implica un reale pericolo recessivo per la maggiore economia mondiale, considerato che il comparto manifatturiero contribuisce solo per il 12% al PIL, mentre i servizi che rappresentano il maggior fattore di crescita, mostrano un indice in migliore salute, seppure in contrazione. Che i segnali provenienti dal fronte economico siano giunti a destinazione, lo confermerebbe il fatto che la FED nelle scorse tre settimane abbia aumentato il proprio bilancio di circa 185 miliardi di dollari. Quindi l’area di supporto dell’indice S&P 500 collocata tra i livelli di 2820 e 2840 punti, che già aveva retto durante il mese di agosto, dovrebbe tenere, rappresentando un interessante indotto per impiegare l’eventuale realizzo di posizioni obbligazionarie a lungo termine. Infatti sembra essere giunto il momento di vendere tali posizioni, non più giustificate dai rispettivi rendimenti, dimezzatisi in un anno nel caso del dollaro e divenuti addirittura negativi nel caso dell’euro.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg

“Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”