Osservatorio Mobiliare – N° 148

Il primo semestre borsistico del 2021 ha fatto registrare una dinamica positiva e sostanzialmente simile per le borse europee e statunitensi, mentre hanno deluso le piazze asiatiche e, selettivamente, quelle emergenti.

Considerando che l’85% dell’incremento del totale di bilancio delle banche centrali mondiali a partire dall’aprile 2020, viene imputato alla Fed ed alla BCE, si spiega facilmente la positiva tendenza di fondo dei listini dei paesi occidentali, i cui indici sono progrediti mediamente del 15 % da inizio anno. Le piazze borsistiche giapponese e soprattutto cinese, risultano invece al palo, al punto che dopo 18 mesi di sostanziale inattività solo a partire da maggio la PBOC, banca centrale cinese, ha iniziato ad immettere liquidità nel sistema finanziario, ma appare lecito ritenere che la mossa sia tardiva, almeno a giudicare dal raffreddamento congiunturale avviatosi proprio da maggio, e riflessosi nella deludente dinamica borsistica da inizio anno. A conferma della dicotomia in termini di politica monetaria tra l’Occidente e l’Asia, si rilevano i chiari segnali di irrigidimento del credito provenienti dalla FED che presto verrà seguita dalla BCE, in quanto i falchi anti inflativi tedeschi, premono per un cambio di strategia. Non può essere ritenuto casuale il fatto che i rendimenti decennali del dollaro in due mesi siano scesi dall’1.77% fino al di sotto del 1.50%, a testimoniare un rinnovato interesse del mercato per il bene rifugio per eccellenza, nonostante che i maggiori indici di borsa USA abbiano proseguito nel movimento laterale avviatosi a marzo, caratterizzato però da una costante tendenza rialzista, che ha portato ai recenti massimi storici degli stessi. L’esperienza insegna che le fasi in cui i mercati obbligazionari ed azionari registrano la medesima tendenza sono di breve durata, quindi la tesi che l’ampio movimento laterale degli indici di borsa si caratterizzi per una fase distributiva destinata a precedere una correzione dall’entità ancora da definire, troverebbe una parziale conferma.

Si potrebbe ipotizzare che, a dispetto del consenso prevalente tra gli addetti ai lavori, il rendimento del decennale USA abbia già registrato il proprio massimo di periodo a ridosso dell’1,80 % e che la curva dei rendimenti si stia moderatamente appiattendo in previsione di una crescita economica più moderata nel secondo semestre. Prendendo ad esempio l’indice USA S&P 500, si rileva che dall’autunno 2020, si sono registrate cinque ampie rotazioni settoriali nelle preferenze della domanda, che hanno permesso all’indice di proseguire moderatamente al rialzo senza far registrare appesantimenti significativi nelle valutazione dell’indice. In questo modo le situazioni di ipercomperato e di ipervenduto settoriale sono state assorbite tramite l’arbitraggio tra i comparti, ma ora con la recente ripresa del settore tecnologico, questo processo appare esaurito, riproponendo l’ipotesi di una correzione borsistica più generalizzata. Cercando di sintetizzare la situazione fondamentale, si rileva la positiva sorpresa della favorevole dinamica di tassi d’interesse a medio e lungo termine, che però non dipende solo dal rientro dei timori di una recrudescenza inflativa ma potrebbe stare ad indicare che la robusta crescita dei diversi PIL nel secondo trimestre sia destinata a rallentare nel prosieguo dell’anno. Le banche centrali ed i governi occidentali hanno un compito oltremodo delicato perché l’enorme liquidità disponibile nei sistemi finanziari non sostiene solo i mercati mobiliari e gradualmente l’economia reale, ma rappresenta un elemento imprescindibile per garantire il costante rifinanziamento dell’indebitamento globale, il cui livello dal 2008 non ha fatto altro che salire e salirà ancora visti gli ambiziosi piani di spesa pubblica previsti sulle opposte sponde dell’Atlantico. Anche solo il timore di un loro errore di valutazione potrebbe avere effetti negativi sulla dinamica dei listini azionari nel breve termine, eventualità di cui sembra tenere conto anche il mercato dei cambi, visto il recente apprezzamento del dollaro, coinciso proprio con le considerazioni espresse dal Governatore della FED, in merito alle future decisioni di politica monetaria. L’operatività tattica rimane quindi condizionata dal dubbio se gli indici continueranno a consolidare ruotando settorialmente o se si verificherà una correzione di una certa entità, compresa tra il 10% ed i 12 % rispetto agli attuali livelli, consigliando di mantenere un livello di liquidità di una certa entità con finalità opportunistiche e di proseguire nell’accumulo selettivo nei settori borsistici valutati ancora al di sotto dei livelli pre pandemia, quali il settore turistico in senso lato e l’energetico, sia quello tradizionale sia quello delle rinnovabili, reduce da un marcato ridimensionamento dell’iper comperato del 2020.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg

“Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”