Osservatorio Mobiliare – N°147

La fase tecnica di distribuzione che caratterizza la dinamica dei principali indici azionari mondiali dallo scorso febbraio, sembra prossima a tradursi in una correzione borsistica di media entità, complici una serie di elementi monetari e fondamentali che sono andati evolvendosi negli scorsi mesi.

Tra questi riveste una particolare importanza la convinzione degli investitori internazionali che si sia avviata una recrudescenza inflativa causata dall’aumento dei costi, sia a causa dei colli di bottiglia creatisi nella filiera di approvvigionamento di semilavorati e materie prime, sia sul fronte delle retribuzioni, soprattutto negli USA, anche se per ora l’entità delle sovvenzioni Covid, risulta tale da disincentivare la ricerca di una occupazione. Le autorità monetarie finora hanno praticato una politica attendista, nel senso che hanno ritenuto più opportuno seguire la dinamica mensile del saggio di rincaro nella convinzione che si tratti di un fenomeno transitorio, conseguente al picco deflativo registrato nella primavera 2020, quindi destinato a rientrare entro il prossimo autunno. Infatti una reazione non ben ponderata delle banche centrali, potrebbe pregiudicare in modo irreversibile la ripresa economica globale avviatasi a marzo, grazie al poderoso sforzo monetario attuato negli ultimi 12 mesi, che ha visto i bilanci degli istituti d’emissione crescere di 10 trilioni di dollari, portandosi a ridosso di 30 trilioni, pari ad un terzo circa del PIL mondiale. Giova osservare che di questi 10 trilioni, quasi 9 sono stati immessi dai paesi sviluppati, FED e BCE in testa, e solo un trilione viene dalle banche dei paesi emergenti, elemento che non mancherà di influenzare anche le rispettive dinamiche borsistiche. In questo ambito l’elemento che potrebbe riportare a breve l’offerta in borsa, è rappresentato dai recenti interventi della FED, che nella scorsa ottava ha iniziato a drenare liquidità tramite i riporti inversi e aumentando le riserve libere, quindi di fatto riducendo la liquidità disponibile nel sistema finanziario.

Un elemento più contingente alle borse è costituito dalla marcata rotazione della domanda, tipica nelle fasi distributive, che dopo aver trascurato i valori tecnologici favorendo invece i settori più sottovalutati in termini di valore nel semestre ottobre 2020/marzo 2021, ora nel secondo trimestre, ha spinto a livelli di ipercomperato i ciclici, esponendo gli indici al rischio di un repentino appesantimento nel momento in cui prevalesse la tesi che la ripresa inflativa sarà solo temporanea. L’elemento che resta incontrovertibile, è che ci si trovi in presenza di una marcata inflazione monetaria che favorisce a rotazione gli impieghi azionari piuttosto che quelli nel reddito fisso societario, e tende a penalizzare gli impieghi in liquidità e nel reddito fisso sovrano. Quindi nell’attuale contesto di riferimento in cui l’inflazione monetaria risulta preponderante rispetto l’eventuale inflazione tradizionale, la prossima, probabile, correzione borsistica rappresenterebbe comunque un’opportunità per aumentare l‘esposizione in borsa in un’ottica a medio termine, in quanto gli aspetti fondamentali di tale impiego rimangono confermati. Per quantificare si rileva che l’indice S&P 500 USA si trova in prossimità del massimo storico a quota 4188 punti, con una resistenza tecnica sui 4250 punti, ma se dovesse cedere il supporto nella fascia 4050/4000, allora troverebbe sostegno l’ipotesi di una discesa verso quota 3850, a cui seguirebbe la fascia di supporto 3750/3650 ideale per impieghi a medio termine. Per quanto concerne i settori da prediligere nell’ attuale fase, conviene sovra pesare i difensivi, soprattutto farmaceutici ed alimentari, mentre la correzione nei tecnologici offre qualche opportunità anche nel breve termine ed in relazione al loro forte appezzamento, si consiglia il realizzo degli utili sui ciclici legati alle materie prime. L’esposizione geografica degli impieghi borsistici, indipendentemente dalla possibile correzione che sarebbe comunque abbastanza generalizzata, suggerisce di concentrarsi sugli USA e l’Europa, mentre i mercati emergenti e soprattutto l’Asia, andrebbero sotto pesati. Infatti l’indice Nikkei ha già sacrificato il 7% da febbraio, mentre gli indici di Cina ed Hong Kong risultano anch’essi sostanzialmente invariati da inizio anno. In ambito valutario il dollaro ha recentemente registrato una certa debolezza, scontando il tema del doppio disavanzo USA sia statale sia di parte corrente, tornando verso la parità di 1.23 rispetto all’Euro, ma se le borse dovessero ripiegare tornerebbe d’attualità la sua natura di bene rifugio, a conferma della prevista fascia di oscillazione 1.17/1.23 verso l’Euro.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg

“Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”