Osservatorio Mobiliare – N° 152

Dopo la breve fase di consolidamento registrata dagli indici azionari mondiali nel mese di settembre, i listini hanno ritrovato l’interesse della domanda, come testimonia l’indice S&P 500 reduce da un ennesimo massimo storico a ridosso di quota 4700 punti, livello che questa estate sembrava raggiungibile solo con l’avvio del 2022.

L’accelerazione della tendenza rialzista andrebbe imputata alle recrudescenze pandemiche che a macchia di leopardo continuano ad interessare aree geografiche di rilevante importanza economica, quali l’Europa. Potrebbe sembrare un paradosso ma il ragionamento che guida gli investitori interessati alle borse, è basato sull’importanza strategica che dal 2008 ha assunto la liquidità globale presente nei vari sistemi finanziari. Infatti bisogna rilevare che il debito mondiale complessivo si colloca sui 300 trilioni di dollari, quindi risulta imprescindibile che i sistemi dispongano di un elevato grado di liquidità per rifinanziare il debito in scadenza, mentre il suo costo in termini di tasso d’interesse, risulta molto meno rilevante. La liquidità di un sistema economico si divide in tre componenti, quella in capo alla banca centrale, quella del settore privato, comprendendo anche le banche ombra ed il capitale circolante delle aziende ed i flussi finanziari con l’estero.

Data la delicatezza del momento economico, caratterizzato dal graduale processo di normalizzazione della congiuntura nei diversi paesi, l’insorgere di un problema in uno di questi tre elementi potrebbe avviare un significativo appesantimento dei mercati azionari. Prendendo sempre gli Stati Uniti come riferimento, dall’avvio della scorsa estate si rilevano modesti segnali di irrigidimento della politica monetaria della FED tramite l’utilizzo dei riporti inversi mentre nella recente riunione del proprio Direttorio, il Governatore ha annunciato l’avvio della graduale riduzione degli acquisti di titoli di stato e valori ipotecari che si perfezionerà a fine 2022, per essere seguita da un eventuale rialzo del costo del denaro.  Anche la liquidità del settore privato USA comincia a dare segnali di un ridimensionamento mentre i flussi con l’estero appaiono stabili.

Dato che la FED continua a fare la parte del leone nella creazione di liquidità surrettizia da parte degli istituti d’emissione mondiali, gli investitori internazionali stanno interpretando la parziale recrudescenza pandemica come un forte deterrente all’adozione da parte delle autorità monetarie di ulteriori misure di irrigidimento monetario, allungando l’orizzonte di mantenimento dell’attuale eccesso di liquidità alla base del rialzo borsistico avviatosi nell’aprile 2020. Sotto il profilo tecnico, l’indice S&P 500 ha bruciato le tappe posizionandosi già ad un livello prossimo a quota 4800 punti dove si colloca un importante livello di resistenza. Considerato il prosieguo delle rotazioni settoriali all’interno dell’indice stesso, che al momento vedono in ipercomperato il settore sanitario/farmaceutico e la tecnologia, mentre i ciclici ed in generale i settori non di crescita, sono rimasti indietro, si può ipotizzare che l’indice consoliderà nel breve nella fascia 4600/4800 punti con un supporto importante a quota 4550 punti. Per quanto riguarda l’Euro Stoxx 50, la situazione tecnica risulta altrettanto costruttiva con l’indice che punta ad una figura di doppio massimo di periodo a quota 4375 punti, con i supporti alle quote 4150 e 4000 rispettivamente. Al di fuori di questo ambito si segnala l’indice nipponico Nikkei, che sta consolidando nella fascia 29.000/ 30.000 punti presentando un potenziale a medio termine che lo proietta oltre quota 33.000 punti. Sul fronte valutario viene confermata la forza relativa del franco svizzero, mentre il dollaro statunitense ha trovato una forte resistenza nella fascia di parità rispetto all’euro 1.15/1.16 che potrebbe rappresentare un massimo di periodo, in relazione alle prossime decisioni della BCE.

Si ricorda infatti che a differenza della FED che ha un mandato orientato al sostegno della congiuntura economica, la banca centrale europea ha un mandato anti inflativo, quindi nonostante le recenti assicurazioni della sua Governatrice, signora Lagarde, non si può escludere una fuga in avanti provocata dai falchi del Direttorio, che considerando strutturale e non transitoria l’attuale fase di recrudescenza inflativa, forzino un irrigidimento creditizio ed un rialzo del tasso guida che, almeno inizialmente, potrebbe favorire l’euro rispetto al biglietto verde, salvo pregiudicare la graduale ripresa congiunturale avviatasi nel Vecchio Continente.

Nicola Bravetti       Fonte dati: Bloomberg

“Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”