OSSERVATORIO MOBILIARE – N° 157

In relazione alla tendenza di fondo dei mercati azionari internazionali, le attività belliche avviatesi in Ucraina esattamente due mesi orsono, rappresentano una sorta di specchietto per le allodole, nel senso che l’insistente comunicazione relativa alle stesse, contribuisce a celare le reali problematiche che già da inizio anno avevano iniziato a preoccupare gli addetti ai lavori.

L’unico reale collegamento tra l’invasione russa e le problematiche borsistiche preesistenti alla stessa, sono i riflessi sui prezzi energetici ed alimentari, già sottoposti ad una dinamica rialzista a fine 2021 a causa delle conseguenze di medio termine delle chiusure produttive legate alla pandemia. Infatti il nuovo anno borsistico si era aperto all’insegna dell’offerta a partire da metà gennaio, in quanto sia la FED statunitense sia la BCE europea da mesi avevano annunciato la graduale fine degli stimoli monetari attuati a partire dalla primavera del 2020 per contrastare il raffreddamento delle rispettive congiunture dovuto alle conseguenze del Covid. Gli investitori internazionali già allora avevano iniziato a preoccuparsi sulla reale capacità delle banche centrali di mediare tra la necessità di calmierare una recrudescenza inflattiva da costi indotta dai colli di bottiglia post pandemici e la necessità di mantenere la moderata crescita congiunturale faticosamente ottenuta proprio tramite politiche monetarie molto inusuali e molto accomodanti, in pratica succedutesi senza soluzione di continuità a partire dalla grave crisi bancaria del 2008.

L’impennata dei prezzi energetici ed agricoli dovuta al conflitto ai confini dell’Unione Europea, non ha fatto altro che rendere ancora più complicato il compito delle autorità monetarie. In pratica si tratta di determinare se l’attuale ripresa inflazionistica sia realmente imputabile solo al fattore costi di alcuni settori e se possa essere ancora considerata più lunga del previsto ma transitoria, oppure se ci si trovi di fronte alla fine della lunga fase deflazionistica entrata nel vivo proprio a partire dalla crisi del 2009. Se si analizzano i dati europei, a fronte di un saggio di rincaro globale del 7,4 % a marzo, scorporando l’energia e gli alimentari si scende al 2,9%, comunque al di sopra dell’obiettivo della BCE che si situa al 2.0 %. Ma i rincari del paniere di riferimento riguardano anche settori non direttamente collegati con l’aumento dei costi come ad esempio il terziario, ad indicare che il saggio di rincaro è cresciuto anche in relazione ad un aumento della domanda. L’ipotesi che il tasso d’inflazione recederà, eventualmente, ma in tempi molto più lunghi del previsto, magari oltre il 2023, troverebbe sostegno anche nel comportamento della FED USA, che ha lasciato che i rendimenti del debito pubblico decennale sfiorino il 3 %, praticamente il doppio della resa a fine 2021.

Quindi a sotto intendere che l’inflazione attesa ad un anno, si collocherà al di sopra dell’obiettivo del 2 %, a conferma della necessità per la banca centrale USA di attuare diversi aumenti graduali dal tasso guida, fin anche al di sopra del 2 %, mantenendo comunque la curva dei rendimenti positiva, per non dare indicazioni recessive al mercato. Sembra questa la vera ragione per cui la scorsa ottava sia stata particolarmente negativa per le borse internazionali, indipendentemente dalle martellanti notizie provenienti dal fronte russo-ucraino, anche se sotto il profilo tecnico ci si trovi nuovamente in presenza di una situazione di forte ipervenduto che potrebbe favorire un rimbalzo di breve termine da collocare a cavallo di fine mese. Infatti prendendo ad esempio l’indice S&P 500 la recente, drastica, rottura del supporto a quota 4375 punti, ha aperto la strada verso quota 4200, raggiungibile già in poche sedute, che potrebbe rappresentare una valida base per una ripresa tecnica. Parimenti l’indice Euro stoxx 50, si trova a poche decine di punti dal suo importante supporto a quota 3800, prestandosi anch’esso ad un tentativo di recupero di breve termine. I settori da preferire nell’ipotesi di un rimbalzo tecnico, sono quello tecnologico, evitando però i titoli guida come Microsoft, troppo sopravaluti e vulnerabili nel caso di utili trimestrali deludenti, come testimonia il recente crollo borsistico di Netflix, quindi tutti i settori penalizzati dalla pandemia quali viaggi, intrattenimento, tempo libero, ed i moderatamente ciclici come i semiconduttori ed i trasporti, mentre sia i difensivi come i farmaceutici sia tutti i comparti delle materie prime appaiono in fase distributiva. Un ‘eccezione potrebbe essere l’oro fisico che sembra orientato a ritornare sui recenti massimi oltre quota 2000 dollari l’oncia, dove potrebbe essere opportuno realizzare gli eventuali utili.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg

Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”