OSSERVATORIO MOBILIARE N. 162

Le prossime due ottave borsistiche che precedono le elezioni di medio periodo per il parziale rinnovo del Congresso USA, potrebbero comportare delle inattese novità, nel senso che l’amministrazione Biden, confrontata con il serio rischio di perdere ambedue le camere, anche se al Senato sussista un marginale vantaggio per i democratici, avrebbe ancora il tempo di proporre delle ulteriori iniziative riguardo il conflitto Ucraino, prima di divenire eventualmente un’“anatra zoppa”, con conseguenze difficilmente valutabili. Inoltre si è aperto in Cina il Congresso del Partito Comunista che confermerà verosimilmente un terzo mandato quinquennale al Presidente XI Jinping, che da una rinnovata posizione di forza, potrebbe sostenere con maggiore incisività la necessità di una prossima soluzione al conflitto Russo-Ucraino, che penalizza la congiuntura mondiale e quindi quella cinese.

Ma prescindendo da questi elementi di incertezza geo-politica, la recente dinamica degli indici azionari offre interessanti spunti di riflessione, considerando il quadro tecnico dell’indice USA S&P500 quale riferimento. Da metà settembre l’indice presenta una dinamica laterale che vede nell’indotto dei 3600 punti il proprio minimo, non a caso si tratta del limite inferiore dell’area di supporto già registrata lo scorso giugno. Più in dettaglio, l’elevata volatilità della scorsa ottava ha portato l’indice a chiudere appena sotto quota 3600, sul valore della media mobile a 200 giorni che rappresenterebbe un importante supporto. A seguire troviamo quota 3500 che coincide con il rintracciamento del 50% di tutto il movimento rialzista sviluppatosi dai minimi della primavera 2020 al massimo dello scorso gennaio. Poi si troverebbe il supporto di Fibonacci a quota 3200 punti, un obiettivo ribassista che non sembra alla portata del mercato attuale.

Quindi si potrebbe ipotizzare che l’indice si trovi in una fase di accumulazione e che le quote indicate possano rappresentare un minimo di periodo, da cui eventualmente avviare una fase di recupero di fine anno, che corregga il marcato ipervenduto degli attuali valori azionari. Per sostenere una tale ipotesi bisogna trovare dei segnali costruttivi sotto il profilo fondamentale, a cominciare dal livello di liquidità globale che sembra essersi stabilizzata a settembre, principalmente grazie al rallentamento della restrizione creditizia attuata dalla BCE ed in relazione ad immissioni di liquidità attuate dalla Banca Popolare Cinese. Se il ciclo della liquidità, di solito quinquennale, si trovasse ai minimi, ci si trova sui livelli del 2018, l’uscita dall’attuale fase recessiva non ancora conclamata, verrebbe favorita da tre elementi: un cambio di rotta monetaria della FED; il proseguo dell’allentamento creditizio in Cina ed un ulteriore ribasso del prezzo del petrolio, visto che il settore energetico assorbe molta liquidità. 

La probabilità che questi tre elementi possano realizzarsi è direttamente correlata alla gravità della situazione congiunturale globale, causata da una contrazione della liquidità dell’area dollaro, peggiore di quella del 2008/2009.  La riprova che ci si trovi già confrontati con la recessione voluta dalle Banche Centrali, si ottiene osservando il premio di rischio dei rendimenti obbligazionari sovrani, che nel caso del dollaro, sono vicini al minimi storici, ad indicare l’attesa degli investitori di un marcato raffreddamento congiunturale. Risulta interessante notare che sulla falsariga di quanto attuato dalla Banca del Giappone a partire dal 2016 e dalla banca centrale australiana quest’anno, per non parlare del recentissimo intervento della Banca d’Inghilterra a sostegno dei titoli di stato, le autorità monetarie stanno utilizzando un nuovo strumento di gestione della liquidità di sistema, il “controllo della curva dei rendimenti”, YCC. Comunicando al mercato un rendimento fisso desiderato del titolo a lungo termine, che mantenga la curva anche solo moderatamente positiva, la Banca Centrale ottiene un effetto di stimolo impegnando molte meno risorse rispetto alle tradizionali operazioni di mercato aperto con titoli (QE),  inficiando il messaggio recessivo della curva orientata negativamente, favorendo la profittabilità del settore bancario con il ripristino di una forbice positiva sul tassi d’interesse e migliorando le aspettative degli investitori azionari. Stimando che l’evidenza della recessione verrà gradualmente ufficializzata dai dati statistici delle singole economie a partire da fine anno, l’eventuale graduale allentamento delle politiche restrittive si potrebbe collocare nel secondo trimestre 2023, una tempistica che sarebbe compatibile con un tentativo di ripresa dei mercati azionari durante l’ultimo scorcio di quest’anno.

Nicola Bravetti       Fonte dati: Bloomberg

“Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”