Osservatorio Mobiliare – N° 111

L’approssimarsi di metà anno, permette di utilizzare la dinamica dei mercati mobiliari del primo semestre per valutare gli scenari prospettici da ora a fine 2018. A livello strategico, le recenti decisioni di politica monetaria della FED e della BCE, permettono di fare delle considerazioni di medio termine. L’ulteriore aumento di un quarto di punto del costo del denaro statunitense, la cui forbice tocca ora il 2%, era totalmente atteso dagli operatori come testimonia la sostanziale calma dei mercati. Molto diversa appare invece la valutazione delle prossime mosse della FED, che dovrebbe alzare ancora due volte il tasso quest’anno ed altre due volte nel 2019 per raggiungere l’obiettivo ipotizzato del 3 %. Ma questa sequenza di rialzi attesi contrasta con le indicazioni provenienti dal settore obbligazionario dove il tasso fisso decennale del titolo di stato, dopo aver superato il rendimento del 3 % nel primo trimestre, da allora consolida al di sotto di tale livello provocando un appiattimento della curva visto l’aumento dei tassi a breve. La minor inclinazione della curva dei rendimenti prelude sempre ad un raffreddamento congiunturale nei successivi 6 / 9 mesi, rendendo dubbia la previsione di rialzo del costo del denaro scontata dal mercato. La FED sembra tenere conto di questa ipotesi congiunturale visto che mentre ha alzato il tasso guida ha contemporaneamente ridotto i riporti inversi tramite i quali drena liquidità dal sistema. A dispetto dell’opacità relativa alle future mosse della FED, il Governatore della BCE è invece stato adamantino nel prospettare nel dettaglio le prossime mosse della BCE. La politica monetaria europea vedrà quindi una riduzione dell’acquisto di titoli da 30 a 15 miliardi mese nel quarto trimestre per poi cessare del tutto, mentre una diminuzione del bilancio della banca centrale ed un aumento del costo del denaro non è previsto fino, almeno, all’autunno 2019, quando, peraltro, scade il mandato di Draghi.

Su queste indicazioni il dollaro si è rafforzato tornando facilmente sotto il livello di resistenza di 1.17, per consolidare intorno a quota 1.16 verso l’euro, ma potrebbe essere vana gloria. Infatti il forte rialzo dell’euro durante il 2017 sta’ incidendo negativamente sulle previsioni di crescita economica europea di quest’anno, riviste generalmente al ribasso, e quindi la BCE, che paventa lo scenario USA appena descritto, si porta avanti confermando apertamente il prosieguo di una politica di stimolo nel medio termine, volto quindi a calmierare un nuovo rafforzamento della moneta unica. Ma il mercato ha probabilmente già mangiato la foglia ed il recente massimo di periodo a ridosso di 1.15 potrebbe risultare un valore di picco nel medio termine, con proiezioni verso 1.20 ed 1,25 a più lungo termine. Tale ipotesi si basa anche sul fatto che, non solo i tassi USA saliranno meno di quanto atteso, ma l’aumento del disavanzo di stato USA legato agli stimoli fiscali ed ai programmi di spesa pubblica voluti dall’amministrazione Trump, indeboliscono la caratteristica di bene rifugio del biglietto verde. I mercati azionari internazionali hanno sostanzialmente proseguito nella dinamica offerta dopo i ribassi di febbraio, con gli indici USA tornati vicini ai propri massimi e quelli europei sempre molto laterali con la negativa caratteristica tecnica di registrare nuovi massimi di periodo inferiori a quelli precedenti. Quantificando l’indice S&P 500 si trova in prossimità della resistenza di quota 2800 punti con un supporto convincente in area 2600, mentre l’Eurostoxx 50 si trova a quota 3500, quindi ben al di sotto del recente picco di quasi 3600 punti, con il supporto posto a quota 3350 circa. Passate le scadenze rappresentate dalle importanti riunioni delle banche centrali, con prospettive congiunturali raffreddatesi su ambedue le sponde dell’Atlantico, appare ragionevole attendersi un consolidamento di breve termine dei listini, percentualmente contenuto vista la relativa vicinanza dei livelli tecnici di supporto. Tale appesantimento avrebbe anche la funzione di interrompere la fase distributiva in corso da mesi, permettendo all’ingente liquidità accumulata dagli investitori durante tale periodo, di trovare degli impieghi appetibili nell’ottica della seconda parte dell’anno. Infatti il 2018 potrebbe far registrare un secondo semestre più costruttivo per i listini internazionali, grazie alla sostanziale tenuta del mercato guida, quello statunitense, e di una percezione più chiara della politica monetaria, non solo riguardo la Fed e la BCE, ma anche rispetto la PBOC cinese, che ha ripreso ad immettere liquidità nel proprio sistema finanziario.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg