Osservatorio Mobiliare – N° 88

La prima metà di marzo vede in calendario le riunioni del direttorio sia della BCE sia della FED, le cui decisioni potrebbero contribuire a chiarire parte delle incertezze che condizionano negativamente i mercati mobiliari internazionale dalla fine dello scorso anno. Non vi possono essere dubbi sul fatto che gli investitori abbiano perso fiducia negli interventi di monetizzazione del debito, leggasi QE, succedutisi per ben tre volte negli ultimi sette anni, con risultati mediocri che sono sotto gli occhi di tutti. Appare corretto osservare che le aspettative erano eccessive, nel senso che lo stimolo monetario serve principalmente ad evitare l’acuirsi della deflazione, mentre sono necessari interventi di accompagnamento sotto forma di sgravi fiscali e riforme strutturali per rimettere in moto la congiuntura, vistosamente assenti. Ad oggi quello che si è ottenuto è un calmieramento della deflazione di poco al disotto dello zero al costo però di una trappola della liquidità da manuale. Le borse internazionali con la loro costante progressione dall’autunno del 2011, fino all’estate dello scorso anno, avevano creduto al possibile successo delle politiche monetarie ma le autorevoli previsioni di un indebolimento economico globale per il 2016, hanno portato gli investitori a ridimensionare i multipli raggiunti dai diversi indici, tramite una forte offerta di titoli testimoniata dal marcato calo delle quotazioni. Quindi, almeno in parte, il giocattolo si è rotto nel senso una quarta riedizione del QE nella seconda metà dell’anno, non sembra in grado di riportare la domanda in borsa, ma solo di stabilizzarne le quotazioni, sempre che non intervengano ulteriori elementi di disturbo, probabilmente dal fronte valutario. L’analisi della recente dinamica del dollaro statunitense e del prezzo dell’oncia di oro, nell’ottica delle decisioni che stanno per prendere due tra le principali banche centrali mondiali, potrebbe dare utili indicazioni prospettiche. Infatti dopo il cambio di rotta della Fed in ordine al costo del denaro, il biglietto verde non è più riuscito a ritoccare i recenti massimi di periodo verso l’euro, in compenso l’oro fisico ha messo a segno una progressione di prezzo destinata a protrarsi, che non può essere spiegata compiutamente né con il suo rapporto inverso rispetto alla parità esterna del dollaro e neanche con la sua valenza di bene rifugio.

La ragione va invece trovata proprio nella prossima ripresa del QE, nel senso che l’oro deve essere inteso come un bene reale alternativo alle monete cartacee, alle prese con una guerra valutaria non dichiarata, finalizzata ad ottenere vantaggi competitivi sui cambi, mascherando gli interventi sugli stessi come decisioni di politica monetaria volte a combattere la deflazione. Negli ultimi tre anni tramite questi interventi, lo yen, l’euro e recentemente lo yuan, hanno tuti svalutato principalmente contro il dollaro, che anche in relazione al repentino progresso dell’oro, potrebbe essere anch’esso, prossimo ad un’inversione di tendenza. Infatti il metallo giallo anticipa di solito la tendenza delle altre materie prime, i cui prezzi sono tutti inversamente correlati con la moneta USA, senza contare che solo un prossimo ridimensionamento di quest’ultimo, sgombererebbe il campo da un ipotesi di lavoro molto preoccupante, costituita dalla decisone della Banca Centrale Cinese di svalutare repentinamente del 10/15 % la moneta e porre finalmente fine all’emorragia di riserve valutarie. Quindi in questa ottica la BCE non potrà che dare un contentino ai mercati, magari tramite l’ampliamento della categoria dei titoli scontabili ma deve tenersi degli spazi di manovra sia per calmierare i mercati mobiliari nel prossimo futuro sia per fronteggiare un’eventuale indebolimento del dollaro. Da parte sua la FED verosimilmente non modificherà i tassi ma dirà che rimane pronta a farlo nel breve termine e sarà proprio l’attenta lettura di questa dichiarazione che potrebbe dare indicazioni sulla volontà delle autorità di rivedere nel breve termine la strategia di un dollaro forte. Per le borse internazionali reduci da un recente rimbalzo di natura tecnica, le prospettive rimangono molto incerte, visto che sotto il profilo fondamentale non sono da attendersi miglioramenti nel breve termine, mentre il quadro tecnico mostra dei livelli di supporto importanti che distano ancora 10/15 % dalle attuali quotazioni.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg