Giunta a metà del proprio percorso, la primavera borsistica internazionale è trascorsa all’insegna di un costante recupero dall’appesantimento di febbraio e marzo, che presenta evidenti caratteristiche tecniche di distribuzione. Infatti tale recupero risulta molto lento e graduale, senza che le quotazioni di picco di inizio anno siano state ritoccate e con caratteristiche di rotazione settoriale che hanno continuato a favorire i ciclici il cui rialzo appare decisamente esteso anche alla luce del recente apprezzamento del dollaro. Tale ripresa degli indici appare più come la naturale conseguenza della mancanza di alternative di impiego sul mercato mobiliare piuttosto che una tendenza di fondo, vista la fase correttiva che riguarda il reddito fisso, soprattutto negli Stati Uniti, dove i titoli di stato decennali hanno varcato la soglia di rendimento del 3 %, ritenuta dagli addetti ai lavori un campanello d’allarme per la tenuta delle quotazioni borsistiche. Quindi il copione recitato dalle borse per ora non cambia, le stesse risultano sostenute dall’eccesso di liquidità che finora ha caratterizzato i rispettivi sistemi finanziari. Ma in questo ambito il 2018 potrebbe essere l’anno della svolta, riportando una significativa volatilità sui listini, come testimoniato dalla loro dinamica nel primo trimestre. Esaminando l’attività delle principali banche centrali a fine aprile, si rileva che solo la banca del Giappone e quella d’Inghilterra rimangono accomodanti, mentre la BCE ha rallentato gli interventi di stimolo a dispetto delle dichiarazioni formali dal proprio governatore impegnato a calmierare la parità dell’Euro, ed i due principali istituti d’emissione, la FED statunitense e la PBOC cinese, stanno restringendo il credito. I dati disponibili indicano che la liquidità internazionale si è dimezzata da dicembre scendendo a livelli prossimi a quelli fatti registrare nel 2011.
Anche l’apprezzamento del dollaro, che si sta avvicinando all’importante resistenza di 1.17 verso l’Euro, contribuisce a far diminuire la liquidità disponibile in quanto per il suo acquisto sono necessarie maggiori quantità di divisa locale. La recente dinamica del biglietto verde è dipesa da elementi contingenti quali un leggero raffreddamento della congiuntura europea che ha sfavorito l’Euro, piuttosto che minori flussi d’investimento verso l’economia cinese, fattori che potrebbero rientrare rapidamente, favorendo una stabilizzazione del dollaro all’interno della recente fascia di oscillazione 1.17 / 1.20, sempre verso l’Euro. Quindi le prossime settimane risulteranno cruciali per valutare la tendenza di breve dei listini, nel senso che se la PBOC non sospenderà il proprio irrigidimento valutario ed il dollaro dovesse avere ragione della resistenza tecnica citata, allora le borse internazionali avvieranno una correzione a cavallo di inizio estate che potrebbe anche risultare del 10/12 % dagli attuali livelli. Tale eventuale ribasso risulterà comunque di breve periodo in quanto i tassi statunitensi stanno esaurendo il proprio potenziale e l’irrigidimento della PBOC verrà meno nella seconda parte dell’anno, potendo quindi rappresentare un’interessante occasione di impiego. Più in generale, una reale possibilità di aumento del costo del denaro al di fuori degli USA, non interverrà prima del 2020, permettendo ai principali indici di tentare un rialzo entro fine anno verso i recenti massimi di periodo. Quindi, sotto il profilo tattico, la situazione corrente delle borse si presta per realizzi in particolare nel settore delle materie prime, soprattutto per quanto riguarda i valori petroliferi che grazie ai timori geopolitici, hanno proseguito nel proprio rialzo anche in presenza del rafforzamento del dollaro. Più in generale anche gli indici si prestano per alleggerimenti, a cominciare dal Nikkei giapponese, reduce da un rimarchevole recupero rispetto ai minimi di fine marzo, che lo ha riportato a ridosso di quota 23.000 punti. Lo S&P 500 USA finora ha regolarmente rimbalzato in prossimità della media mobile dei 200 giorni, ma la recentissima, modesta, rottura di quota 2720 punti, potrebbe rappresentare un primo segnale di debolezza prospettica. L’indice Eurostoxx 50 ha faticato non poco a tornare quasi in prossimità della resistenza, anche psicologica, di quota 3600 punti, e non sembra avere una tendenza di fondo tale da poter proseguire il rialzo in corso. Uno degli elementi che penalizza l’indice europeo, è rappresentato dalla dinamica cedente del comparto bancario che presenta una significativa ponderazione all’interno dello stesso. Si tratta di un elemento importante che non depone a favore della tendenza di breve dei listini del Vecchio Continente, che senza il contributo di questo importante settore, non possono ambire a progressi.
Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg
