Osservatorio Mobiliare – N° 126

Le tre principali banche centrali che da settembre hanno avviato il quarto QE del decennio, quindi FED, BCE e BOJ, non hanno particolarmente stigmatizzato la decisione, in quanto consce che i mercati finanziari siano scettici sul reale impatto di tali misure di politica monetaria rispetto alla dinamica congiunturale. La BOE e la PBOC per ora non hanno ancora implementato misure analoghe, la prima in attesa degli sviluppi elettorali che segneranno il prosieguo della Brexit, la seconda deve valutare le conseguenze sul cambio del Renminbi di un allentamento monetario, visto che la disputa con gli USA sulle tariffe risulta ancora in stallo.

Rimane il fatto incontrovertibile che l’ennesimo QE è in corso, anche se questa volta è stato motivato principalmente dalla necessità di immettere consistente liquidità nei rispettivi sistemi bancari per assicurare la disponibilità di circolante necessaria a garantire il rinnovo degli ingenti crediti in scadenza, piuttosto che finanziare nuovi investimenti reali che brillano per la loro assenza in un contesto di generalizzato ristagno congiunturale. Osservando la reazione dei mercati mobiliari ai tre precedenti QE del 2009,2011 e 2013, si rileva che nei 18 mesi successivi la dinamica borsistica è risultata sostanzialmente favorevole mentre i rendimenti delle obbligazioni decennali hanno subito in incremento medio di 135 punti base. Quindi il rischio per gli investitori risiede negli impieghi consolidati a reddito fisso, peraltro reduci da un positivo 2019, in quanto l’aumentata propensione al rischio favorita dai QE, determina lo smobilizzo degli attivi rifugio per eccellenza, le obbligazioni sovrane a medio/lungo termine. Inoltre analizzando la dinamica dei principali indici azionari a cavallo dell’autunno si rileva che la prolungata fase di accumulazione iniziata a primavera, è stata completata durante le ottave di novembre come testimoniano i nuovi massimi storici e di periodo fatti registrare dai principali indici USA e da quelli europei e giapponese.

La favorevole tendenza di fondo di breve termine degli indici, dipende anche dalla modesta esposizione della generalità degli investitori internazionali verso le borse, conseguenza dei diffusi timori recessivi cha hanno caratterizzato l’avvio dell’anno borsistico. Infatti ogni ripiegamento, anche giornaliero, delle quotazioni, vede la domanda affacciarsi sui listini per colmare il divario di esposizione azionaria rispetto quella ritenuta ottimale alla fine di un anno borsistico positivo. Questo contesto sostanzialmente favorevole ai listini azionari deve comunque tenere conto di aspetti geopolitici esogeni quali la procedura in corso negli Stati Uniti per la messa sotto accusa del Presidente, piuttosto che le crescenti tensioni sociali ad Hong Kong che potrebbero preludere ad un passo falso del governo cinese per non citare il Medio Oriente perennemente in fibrillazione. Quindi un esposizione azionaria superiore alla media, giustificata dalla positiva tendenza di fondo prevedibile fino a metà 2020, deve essere accompagnata da un attenta gestione del rischio legato ai fattori citati e deve considerare il previsto incremento dei rendimenti obbligazionari decennali come un segnale di graduale disimpegno dalle borse quando il rendimento, ad esempio del titolo decennale USA, dovesse superare il livello del 2,5 %. Tale ritorno sull’investimento diverrebbe concorrenziale rispetto agli impieghi azionari, favorendo, a tendere, il realizzo di eventuali plusvalenze in conto capitale da impiegare sul reddito fisso tornato appetibile. Per quanto riguarda la selezione geografica e settoriale degli attivi borsistici, la piazza statunitense presenta un potenziale limitato, mentre l’indice generale europeo ha recentemente ritoccato il precedente massimo di periodo di fine 2017 , ad indicare prospettive più interessanti e le piazze asiatiche che hanno deluso quest’anno potrebbero beneficiare di un dollaro in consolidamento visto che il biglietto verde, come il franco svizzero, appaiono destinati a perdere parte dell’interesse legato alla loro caratteristica di beni rifugio.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg

“Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”