Osservatorio Mobiliare – N° 142

L`anno borsistico internazionale appena conclusosi, verrà ricordato nei testi di storia economica come particolarmente volatile e caratterizzato da forti disparità geografiche. Infatti al forte crollo generalizzato degli indici di fine marzo è seguito un graduale e costante recupero delle quotazioni che ha favorito alcune aree economiche rispetto ad altre, principalmente in relazione ai differenti approcci dei governi in termini di misure volte a contenere la pandemia. Quindi le borse statunitensi chiudono l’esercizio con ottimi risultati, che vanno dal progresso dell’8 % del DJI, al 17 % dello S&P 500 fino al forte rialzo del Nasdaq, pari al 48%, proprio in virtu’ di un approccio pragmatico da parte delle autorità, sia bancarie sia governative, che hanno cercato, purtroppo con discutibili risultati sanitari, di mediare tra le esigenze della salute e quelle dell’economia.

Bisogna però anche rilevare che il dollaro nel periodo ha perso più dell’8% rispetto all’euro. Anche in Estremo Oriente le piazze borsistiche in generale si sono comportate bene, con listini come quelli cinese, + 27 %, Corea + 31 %, Taiwan + 27 % ed India e Giappone con rialzi intorno al 17%, principalmente perché la prima fase, quella primaverile, della pandemia è stata affrontata con estremo rigore, che ha permesso di ridurre i tempi del blocco totale delle attività economiche e di evitare parzialmente la seconda fase che ha invece colpito i paesi occidentali ed il Sud America. I listini del Vecchio Continente hanno invece contenuto le perdite e solo in alcuni casi sono riusciti a chiudere l’anno marginalmente al di sopra dei livelli del 2019, come nel caso di Francoforte e Zurigo, in relazione alla chiara scelta dei governi di privilegiare gli aspetti sanitari a dispetto di quelli economici. Le attuali valutazioni delle borse europee meritano un approfondimento, nel senso che l’attuale quotazione dell’indice generale Eurostoxx 50, equivale a quella registrata sia nel luglio 1998 sia a quella del giugno 2008, all’avvio della prima grave crisi finanziaria mondiale. Quindi le borse hanno correttamente scontato la mancanza di crescita congiunturale nei due decenni, ma nell’affrontare l’attuale, seconda grave crisi finanziaria mondiale, i governi europei hanno attuato un cambio di passo che non deve sfuggire ad un attento investitore.

Infatti è stata abbandonata la strategia dell’austerità per risanare i bilanci deficitari dei paesi della UE, che tanto ha penalizzato per un decennio le economie del sud Europa, sostituita da una politica fiscale accomodante che si accompagna alla politica monetaria fortemente espansiva della BCE. Questi primi mesi del 2021 potrebbero quindi coincidere con un tentativo di rivincita delle borse europee, volto a colmare parte del divario di prestazione venutosi a creare soprattutto verso i listini statunitensi. Inoltre il cambio di Amministrazione negli USA, potrebbe penalizzare le prospettive di ulteriore crescita dei giganti tecnologici, che molto hanno contribuito alla salita degli indici. L’unico fattore di disturbo potrebbe risultare il cambio, nel senso che la BCE non ha la possibilità di contrastare adeguatamente il probabile prosieguo dell’indebolimento del biglietto verde, che ridurrebbe il vantaggio competitivo dell’interscambio UE anche rispetto all’Asia. L’ulteriore quesito sul tappeto, è costituito dalla possibile durata della fase ascendente delle borse, in essere dallo scorso aprile. Un indicatore che si è dimostrato molto attendibile nel segnalare il punto di svolta positivo della tendenza borsistica all’indomani del crollo di fine marzo, è costituito dalla velocità di circolazione della moneta, soprattutto nell’accezione dell’aggregato M2 USA, piuttosto che M1, che indica quanto la liquidità viene utilizzata dall’economia reale.

Dal relativo grafico di tale rapporto tra il numero delle transazioni economiche e la massa monetaria, si evince che il minimo a ridosso di uno è stato toccato in primavera, proprio in coincidenza con l’avvio della ripresa borsistica, quindi sarà anche il probabile aumento di questo indicatore verso il livello di due, verosimilmente tra la tarda primavera e l’estate, a segnalare la possibile inversione di tendenza di fondo dei listini, non solo statunitensi.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg
“Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”