Il bilancio borsistico del semestre aprile – settembre, evidenzia interessanti scostamenti di risultato nella dinamica dei principali indici mondiali, dai quali si può tentare di trarre delle indicazioni sulla tendenza degli stessi durante l’ultima parte dell’anno. Infatti gli indici USA capeggiano la graduatoria con un progresso vicino al 7%, quelli europei registrano una media positiva vicina al 2%, mentre l’indice nipponico arretra del 4% e quello cinese del 14%. Rispetto all’avvio del 2021, le tendenze rimangono confermate con gli Usa a + 17,5%, l’Europa a + 13, 2 %, il Giappone a + 5,5% e la Cina a – 10,5%. Il listino che appare al momento più convincente è quello Nipponico, progredito del 2,3% nel solo mese di settembre, al netto però di un appesantimento di ben 6 punti percentuali dal recente massimo di periodo a quota 30.670 punti dell’indice Nikkei, a metà del mese appena conclusosi. Il forte recupero dell’indice dopo un primo semestre deludente è da imputarsi alla combinazione positiva di tre sviluppi recenti, costituiti dal cambio di governo, dal contenimento della pandemia e dall’aver evitato letture recessive del PIL nel terzo trimestre.
Sul fronte opposto persistono i problemi che hanno penalizzato a cavallo dell’estate gli indici cinesi, che hanno probabilmente avviato una fase di accumulazione tecnica sulla parte bassa della recente fascia di oscillazione degli stessi, che richiederà del tempo prima di poter essere considerata un appetibile livello di acquisto. Oltre ai problemi già noti relativi al giro di vite governativo relativo ai piani di sviluppo dei maggiori conglomerati attivi nei settori della tecnologia e della formazione, si è aggiunta la crisi finanziaria del gigante immobiliare Evergrande, che ha stigmatizzato un problema noto da tempo. In effetti il governo centrale è intervenuto nell’ultimo triennio per ridimensionare l’abnorme indebitamento del settore bancario ombra, al quale si può ricondurre anche il caso di specie, vista l’enorme leva finanziaria presente sul suo bilancio, ma con un’evidente scarsità di risultato. Se a ciò si aggiunge il probabile cambio strategico nella pianificazione dello sviluppo economico di lungo termine del gigante asiatico, che passa da saggi di crescita del PIL a due cifre ma molto volatili, ad una crescita decisamente più contenuta ma anche stabile, si comprende che la borsa richieda tempo per aggiustare le valutazioni dei titoli al nuovo corso.
A livello tattico la mini correzione registrata dai principali indici durante le scorse sedute, conferma la sensibilità degli investitori internazionali ad ogni stormire di fronda riguardo al mantenimento della politica monetaria espansiva in essere dall’aprile 2020. Infatti è bastato un ulteriore accenno durante la recente riunione del Direttorio della FED, ad un ridimensionamento graduale dell’acquisto surrettizio di titoli di stato a partire da fine anno, per vedere i rendimenti decennali salire di 25 punti base, il dollaro scendere a quota 1,16 verso l’Euro, come nell’autunno 2020, e gli indici correggere quasi 3 punti percentuali in una seduta. Il rischio non risiede tanto in un rialzo del costo del denaro nel breve termine in chiave antiflattiva, che è stato escluso a più riprese, anche perchè l’inflazione da costi che si registra attualmente dovrebbe rivelarsi transitoria, quanto in un maldestro tentativo delle banche centrali, di mascherare tale intervento tramite una eccessiva riduzione della creazione di liquidità surrettizia. Alcuni segnali in questo senso si stanno già registrando, considerando che la BCE e la Bank of Japan, hanno congelato gli interventi, la FED continua a dare timide indicazioni tecniche di una politica espansiva, ma solo perchè il Governatore Powell è alla ricerca di una riconferma del proprio mandato che scade a Febbraio, mentre la Banca Popolare cinese nelle scorse settimane, dopo mesi di assenza, si è affacciata sul proprio sistema creditizio immettendo un minimo di nuova liquidità. Quindi le autorità monetarie internazionali stanno giocando con il fuoco, perchè la graduale ripresa congiunturale in corso non reggerebbe ad un loro passo falso, consigliando molta attenzione nell’analisi dell’operato delle banche centrali nel breve termine, da cui dipende la direzione tendenziale delle borse.
Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg
“Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”
