OSSERVATORIO MOBILIARE – N° 166

Il tema strategico da approfondire per posizionarsi in modo adeguato in termini di ripartizione degli impieghi mobiliari per l’anno in corso, riguarda l’eventualità o meno che si verifichi una recessione. Il consenso tra gli addetti ai lavori per ora si è rivelato fallace, nel senso che le previsioni dello scorso autunno che indicavano probabile un forte calo congiunturale con l’avvio del nuovo anno, si sono rilevate inesatte. Il marcato recupero degli indici di borsa durante questo primo scorcio del 2023, quantificabile in un recupero dell’13 % circa per l’Eurostoxx 50, del 6% circa per lo S&P 500 e del 11% circa per il Nasdaq, sono la logica conseguenza dell’aggiustamento al rialzo delle quotazioni borsistiche alla luce della soddisfacente tenuta della congiuntura internazionale.

Comunque il consenso tra gli operatori rimane negativo, nel senso che invece di ammettere che per una combinazione anche fortuita di fattori, si starebbe assistendo ad un atterraggio morbido della crescita economica mondiale, hanno semplicemente spostato l’attesa di una fase recessiva di un semestre, quindi verso fine anno. Questa pervicacia risulta difficilmente comprensibile, basti rilevare che il saggio di disoccupazione negli USA si trova al minimo dalla fine degli anni ’60 e che, almeno a giudicare dall’indice delle ore lavorate nel mese di gennaio, l’economia USA nel primo trimestre 2023 potrebbe crescere oltre il 3%. Vale anche la pena di rilevare che la liquidità complessiva delle banche centrali mondiali risultava di 19,4 trilioni di dollari ante Covid per salire fino a 29 trilioni in seguito alla politica monetaria emergenziale, ma si colloca ancora oggi ad un livello molto elevato di 26,1 trilioni di dollari. In pratica anche se le previsioni relative all’ulteriore giro di vite monetario da parte delle principali banche centrali occidentali, BCE e FED, che si collocano ad un punto percentuale per la prima ed a mezzo punto per la seconda, dovessero essere marginalmente superate, la liquidità presente nei diversi sistemi creditizi, eccede di ben 7 trilioni quella del 2019, a conferma dell’ipotesi che l’irrigidimento monetario sia stato più di facciata, vedi il costo del denaro, piuttosto che di sostanza.

A questa considerazione bisogna aggiunger la vera novità in termini di politica monetaria del 2023, il ritorno in forze della PBOC, la banca centrale cinese. Come già rilevato nei soli mesi di dicembre e gennaio la stessa ha immesso 450 miliardi di dollari nel proprio sistema, pari a tre volte la creazione di liquidità del biennio 2020/21. Come dichiarato dal Governatore Yi Gang, l’obiettivo dell’istituto è diventato quello di sostenere la crescita del PIL reale mantenendolo nella fascia 5/7 %, con una minore attenzione alla parità esterna dello yuan, favorita comunque dalla moderata tendenza ribassista del dollaro. Infatti se non si manifestasse un raffreddamento congiunturale globale il prossimo autunno, la parità del biglietto verde verso l’euro potrebbe anche tornare a ridosso di 1.15, in quanto i forti flussi verso la moneta rifugio per eccellenza si stanno gradualmente riducendo. La riapertura dell’economia cinese, l’incremento della liquidità, il dollaro più’ debole e la stabilizzazione dei prezzi delle materie prime, vista la mancata recessione, dovrebbero favorire soprattutto i mercati azionari dei paesi emergenti, reduci da un biennio molto insoddisfacente. Soprattutto tre dei cosiddetti BRIC, Cina, India e Brasile, appaiono marcatamente sotto pesati da parte degli investitori istituzionali, offrendo valide opportunità d’apprezzamento. Per quanto riguarda l’analisi tecnica degli indici S&P 500 ed Eurostoxx 50, si rileva la convincente tenuta del supporto a quota 3950 punti dell’indice USA, che sembrerebbe negare un’ulteriore discesa verso il supporto a quota 3800, mentre i supporti dell’indice europeo si trovano sulle quote 4200 e 4100 punti circa. Le prossime sedute risulteranno decisive per comprendere se la ripresa di primavera si sia già avviata o se il movimento laterale di accumulazione proseguirà ancora per una o due ottave. Sotto il profilo settoriale, a parte le indicazioni di ipercomperato per i finanziari, conviene concentrarsi sui ciclici e gradualmente sui tecnologici, mentre appaiono poco appetibili i difensivi, quali farmaceutici ed alimentari.

Si potrebbe fare un’ultima considerazione di natura geo- politica relativa al conflitto ai confini dell’Europa, nel senso che recentemente, come testimoniano le diverse iniziative dei principali attori politici, USA, Cina ed EU, la pressione sui due contendenti di concordare almeno una tregua, si stia intensificando, alimentando la flebile ipotesi di un accordo in tal senso nei prossimi mesi.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg

“Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”