I principali indici di borsa internazionali hanno sostanzialmente proseguito nel movimento laterale avviatosi all’indomani della mini crisi bancaria di inizio marzo, registrando modesti volumi di contrattazioni e bassa volatilità.
Tale dinamica si spiega ricordando che a livello fondamentale sono due le variabili macro che gli investitori cercano di scontare, la tendenza dell’inflazione e l’andamento congiunturale prospettico, fortemente correlati tra loro. Mantenendo l’ipotesi di lavoro di trovarsi in presenza di una fase tecnica di accumulazione degli indici, il saggio d’inflazione nei paesi sviluppati è percepito in lenta ma costante diminuzione mentre prevale la convinzione che le singole economie, con i dovuti distinguo, possano concretizzare un atterraggio morbido evitando una vera e propria recessione. A maggio l’inflazione tendenziale sulle opposte sponde dell‘ oceano Atlantico, ha registrato una convincente diminuzione, complice anche l’effetto base, che dovrebbe permettere sia alla FED sia alla BCE di prendersi una pausa di riflessione in materia di eventuali ulteriori aumenti del costo del denaro. Inoltre il principale fattore di aumento dell’inflazione da costi, il prezzo del petrolio, si è ridotto del 10 % da inizio anno in termini di WTI, e l’OPEC appare nuovamente intenzionata a ridurre le quote di produzione in quanto la deludente ripresa della domanda cinese, prelude ad un ulteriore discesa del prezzo del barile verso quota 60 dollari. Più in generale la deglobalizzazione seguita all’esperienza pandemica risulta solo parziale, quindi le forze deflattive che hanno caratterizzato lo scorso decennio rimangono comunque presenti.
L’aspetto congiunturale appare quello meno preoccupante nella percezione dei mercati azionari, in quanto la fase di concreta restrizione creditizia da parte delle banche centrali, quella relativa alla contrazione del totale dei rispettivi bilanci, si è esaurita lo scorso novembre, mentre la positiva tenuta dei livelli occupazionali favorita dalle graduali riaperture seguite ai blocchi produttivi, sostiene l’ipotesi dell’atterraggio morbido. Per quanto concerne la fine del QT che ha caratterizzato il 2022, si rileva che il bilancio della FED è passato dagli 8,5 trilioni di dollari dello scorso maggio agli attuali 7,8 e che comunque dal gennaio 2022 la riduzione è stata solo di un trilione, a significare l’impossibilità pratica di restringere il credito a fronte dell’ingentissimo debito mondiale. Se gli investitori internazionali non sembrano troppo preoccupati di una possibile recessione, altrettanto non si può dire per gli addetti ai lavori le cui previsioni di consenso vedono una recessione per le economie occidentali a partire dal trimestre autunnale. Tale previsione era già stata fatta per la fine del 2022 e si è rivelata errata per li stessi motivi per cui risulterà fallace anche l’attuale stima. Infatti i modelli econometrici attualmente utilizzati e le serie storiche susseguitesi a partire dal secondo dopoguerra risultano poco attendibili se applicati puntualmente, visto che la grande crisi finanziaria del 2008/09 è stata gestita utilizzando strumenti economici straordinari divenuti poi ordinari, si pensi al decennio di costo del denaro tendente a zero e sotto lo zero.
Da qui la definizione di economia “New Normal “coniata nel 2010 dall’economista USA prof. Gross, che dopo gli effetti della pandemia ha trovata ora la nuova definizione di “Next Economy “. Quindi per prevedere la dinamica congiunturale prospettica bisogna seguire un approccio pragmatico piuttosto che teorico, che valuti, per citarne alcune, le conseguenze di lungo periodo delle riaperture post pandemiche quali la tenuta dell’occupazione, l’accelerazione dei processi di digitalizzazione e di utilizzo dell’intelligenza artificiale, il cambio di rotta della politica monetaria cinese dopo il Congresso del Partito dello scorso novembre, l’impatto del graduale ribasso del costo del denaro sui settori ad alto utilizzo di capitale, le conseguenze sulla politica monetaria della recente mini crisi bancaria, il forte indebitamento di tutti i principali stati che nel caso di diminuzione del gettito fiscale diventerebbero il prossimo soggetto da salvare da parte delle banche centrali e quant’altro. Quindi se l’inflazione recedesse e la congiuntura tenesse, gli indici di borsa potrebbero nel breve termine registrare ancora un piccolo spunto, che in termini di indice S&P 500 potrebbe avere come obiettivo quota 4400 punti, mentre sul fronte opposto tale ipotesi verrebbe negata solo nel caso venisse violato il supporto a quota 4150 punti. Nel dettaglio il comparto tecnologico appare in forte ipercomperato mentre ciclici e bancari presentano un certo potenziale di medio termine.
Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg
“Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”
