L’anno borsistico si avvia al termine facendo registrare un risultato insperato al suo inizio, con la generalità dei principali indici azionari mondiali che progrediscono con percentuali a due cifre, in alcuni casi superiori al 20 %. In questa sede si è osservato a più riprese che la domanda borsistica sarebbe dipesa principalmente dalle attese relative a due dati fondamentali, la dinamica dei PIL ed il saggio d’inflazione, collegati tra loro tramite la variabile del costo del denaro.
Sebbene gli addetti ai lavori in generale abbiano previsto l’insorgere di una fase recessiva quale conseguenza della politica monetaria restrittiva adottata dalle banche centrali mondiali all’indomani dell’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022, tale ipotesi è risultata per ora infondata. L’economia USA cresce ad un saggio del 4.9% nel terzo trimestre con la previsione di poter superare il 5% nel prossimo anno, quella europea ristagna in territorio moderatamente positivo mentre quella cinese, pur deludendo le stime, cresce circa del 5%. L’errore di valutazione relativo alla probabilità di un significativo raffreddamento congiunturale risiede nei modelli macroeconomici in uso, rivelatisi inadeguati in un contesto post 2009, caratterizzato da un decennio di tassi di finanziamento bassissimi, che ha ridotto le recenti necessità di credito degli attori economici nel loro complesso. Quindi, il rialzo dei tassi guida ha impattato il settore secondario molto meno di quanto stimato e quasi per nulla quello terziario che arriva a rappresentare più di due terzi del PIL di un’economia evoluta. Il secondo indicatore di riferimento degli investitori azionari, il saggio d’inflazione, ha iniziato a recedere durante l’estate, come era prevedibile trattandosi di un rincaro puramente da costi, mentre la componente riconducibile alla domanda risulta assente vista la bassa congiuntura del biennio.
Senza contare che la deflazione strutturale legata al processo di globalizzazione avviatosi con il crollo del Muro a fine 1989, risulta solo marginalmente ridotta dopo l’esperienza negativa dei blocchi produttivi legati alla pandemia. Questi due sviluppi positivi e generalmente inattesi spiegano in gran parte la dinamica oltremodo positiva degli indici durante il 2023. Infatti, la borsa è un meccanismo di sconto dei risultati economici futuri, con uno scostamento temporale che in passato era valutato in circa nove mesi ma oggi, complice l’immediatezza delle informazioni digitali, si è probabilmente ridotto ad un paio di mesi. Questi due elementi fondamentali non sarebbero però stati in grado di produrre il risultato ottenuto in termini di apprezzamento degli indici, senza il contributo di una politica monetaria accomodante a dispetto delle apparenze. In pratica soprattutto la FED, all’indomani della grave crisi che ha coinvolto le banche regionali USA a marzo, ha attuato una sorta di QE, allentamento monetario, sottotraccia alzando il tasso guida a più riprese ma immettendo liquidità tramite massicci riporti inversi a sostegno delle banche del sistema. Il bilancio della FED si colloca oggi a circa 7800 miliardi di dollari, solo 1000 miliardi al di sotto del massimo di inizio 2022, a significare che i dieci rialzi consecutivi del tasso guida sono stati in pratica sterilizzati. Grazie alla tendenza al ribasso del saggio inflativo nonostante la positiva tenuta congiunturale, l’autorità monetaria USA ha appena comunicato che si appresta ad effettuare tre tagli di 25 punti base al tasso guida nel 2024, probabilmente a partire da marzo. Tale modifica della politica monetaria era imprescindibile, in quanto l’attuale inversione della curva dei rendimenti offerti dal dollaro, creava un costo insostenibile alle circa 4000 banche regionali statunitensi che possono accedere al programma di finanziamento straordinario creato all’indomani della crisi del marzo scorso. Inoltre, un’altra crisi bancaria in un anno elettorale sarebbe inaccettabile, quindi si assisterà ad una modesta normalizzazione della curva senza però che i rendimenti a lungo termine possano ridursi significativamente, visto che il premio di durata rimane negativo e dovrà essere corretto verso l’alto. Per quanto riguarda la dinamica borsistica, la tendenza di fondo appare positiva per il 2024, sostenuta principalmente dal costante aumento della liquidità sistemica che dovrebbe continuare fino a 2025 inoltrato, mentre sotto il profilo tattico, si rileva un certo ipercomperato tecnico dopo il marcato rialzo prenatalizio, che potrebbe preludere ad una modesta correzione già entro il mese di gennaio. Si tratterebbe di un’opportunità per accumulare posizioni nei settori ciclici e finanziario, mentre per quanto riguarda la tecnologia che ha guidato il recente rialzo vale un approccio selettivo.
Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg
“Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”
