Il primo trimestre borsistico del 2024 si avvicina al termine, registrando un bilancio positivo a conferma che la tendenza rialzista di fondo avviatasi nell’ottobre 2022, rimane tuttora in essere, salvo inevitabili interruzioni, quale quella del marzo 2023, indotta dalla crisi delle banche regionali USA.
Durante questi 18 mesi, che statisticamente coincidono con circa 2/3 di una prolungata fase rialzista della borsa, il catalizzatore della domanda di titoli è stata la sorprendente tenuta congiunturale favorita dal cambio di rotta in direzione più accomodante delle autorità monetarie, che ha favorito la costante progressione degli utili aziendali. L’ultimo 10% di progressione dell’indice USA S&P 500 che ha visto la quota passare dal livello di resistenza di circa 4800 punti dello scorso autunno, al nuovo massimo storico di 5189 punti nelle recenti sedute, va’ imputato anche alla convinzione degli addetti ai lavori, che la FED sia prossima ad iniziare una fase di riduzione del costo del denaro, che si colloca nella forbice tra il 5.25% ed il 5.50 %. Proprio su questa ipotesi di lavoro deve concentrarsi l’attenzione, nel senso che la positiva fase borsistica in corso beneficia di un contesto particolare, dagli equilibri molto delicati, caratterizzata da una congiuntura moderatamente positiva a dispetto delle previsioni recessive dell’ultimo biennio e dall’attesa di uno scenario analogo per i prossimi trimestri che richiederebbe quindi l’intervento di stimolo della FED per evitare di avviare un rallentamento economico.
A giudicare dai seguenti elementi strategici, quali il fatto che un terzo delle banche centrali mondiali sono accomodanti, che la liquidità netta nel settore privato dell’economia continui ad espandersi e che i flussi d’investimento verso i mercati emergenti e quelli di frontiera sono in costante aumento, verrebbe confermata la tesi che per quest’anno appare altamente improbabile che si verifichi una recessione ma nemmeno un atterraggio morbido dell’economia mondiale. Ma proprio per questo motivo nel breve termine il livello raggiunto dai principali indici di borsa appare vulnerabile consigliando un alleggerimento tattico degli impieghi. Infatti, se risulta vero che la tenuta congiunturale favorisce gli utili aziendali, previsti in crescita dell’8% quest’anno e del 6% il prossimo in termini di indice S&P 500, risulta altrettanto probabile che la FED, ed anche altre autorità monetarie, possano incorrere in un grave errore di valutazione, posticipando più’ del dovuto il già ampiamente scontato ribasso del costo del denaro, che causerebbe nel secondo trimestre un appesantimento dell’indice S&P 500, preso ad esempio, verso il supporto delle quote 4950/5000 ed eventualmente, in assenza di stimoli, fino a ridosso di quota 4800 punti. Si tratterebbe comunque di una correzione di breve termine in quanto la fase di crescita della liquidità sistemica in corso da fine 2022, verosimilmente proseguirà, con comprensibili alti e bassi, fino al 2025, sostenendo gli attivi finanziari, e non solo. Gli elementi portanti di questa tesi sono il contributo imprescindibile della FED, quello della Banca Centrale Cinese, i costanti flussi di capitali trans frontalieri e il contenimento della volatilità del debito pubblico USA che rappresenta il principale collaterale del credito in dollari.
Ci si trova quindi in una fase di inflazione monetaria, da non confondersi con l’inflazione da beni di consumo, anche se vi è una parziale ricaduta che potrebbe, appunto, indurre le banche centrali in errore posticipando l’allentamento del credito. Il recente forte rialzo di attivi notoriamente protettivi nei confronti dell’inflazione monetaria, quali l’oro e le cripto valute, conferma la validità dell’analisi, suggerendo un loro acquisto nel caso di una correzione di breve indotta da una battuta d’arresto nella creazione di inflazione monetaria. Risulta invece sfavorito l’impiego obbligazionario, soprattutto le scadenze medio-lunghe, a causa dell’aumento del premio temporale e del volume delle nuove emissioni. Con il disavanzo statale USA in costante aumento anche la parità del dollaro potrebbe subire una graduale diminuzione.
Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg
“Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”
