OSSERVATORIO MOBILIARE – N° 177

Il periodo primaverile, per le economie sviluppate occidentali, ha coinciso con una fase di inattesa tenuta congiunturale, che ha preso in contropiede anche le autorità monetarie. Infatti, la fase rialzista avviatasi sui listini a partire dallo scorso ottobre, trovava nel prossimo ribasso del costo del denaro la sua principale motivazione.

Sia la FED sia la BCE si erano allora espresse per diverse riduzioni di un quarto di punto nel tasso guida a partire dalla primavera, ma ad oggi nulla è stato deciso. In effetti questa scelta attendista è più che comprensibile visto che il saggio inflativo si riduce più lentamente di quanto ipotizzato e la crescita dei PIL, se si escludono gli USA dove rimane molto vivace, seppure modesta rimane in territorio positivo, come testimonia il più 0,2% dell’economia tedesca nel primo trimestre.

Quindi ad oggi la BCE sembrerebbe ancora orientata ad effettuare tre riduzioni di un quarto di punto del tasso guida a partire da giugno, ma questa eventualità risulta da prendersi con beneficio d’inventario alla luce di quanto sta avvenendo negli USA. Lo scorso autunno la FED sembrava orientata a tagliare 5/6 volte il tasso sui fondi federali mentre oggi alcuni autorevoli addetti ai lavori dubitano persino che la banca centrale quest’anno riduca il tasso guida. Con il PIL che è cresciuto del 3,4 % nell’ultimo trimestre 2023 e dell’1,6 % preliminare nel primo trimestre 2024, mancano i presupposti per procedere con una modifica del costo del denaro. Il principale fattore che sostiene le congiunture è rappresentato dalla politica fiscale rimasta oltremodo accomodante anche dopo il periodo pandemico, che in un anno elettorale come il 2024, con le presidenziali negli USA e le europee in UE, difficilmente verrà modificata. Per quanto riguarda la tendenza borsistica di breve, la stessa ha retto molto bene a questo inatteso sviluppo di politica monetaria, se si eccettua per la modesta correzione di metà aprile, che ha comunque rispettato i livelli tecnici di supporto più prossimi, l’area 5000 punti dell’indice S&P 500 per intenderci.

Non vi è da sorprendersi, perché l’esperienza insegna che i periodi migliori per investire in titoli azionari sono le recessioni economiche e le fasi di ristagno congiunturale come l’attuale, almeno in Europa ed anche in Cina, perché le autorità monetarie ed i governi non hanno altra alternativa se non quella di stimolare l’attività economica. Indipendentemente dal livello dei tassi d’interesse, che comunque hanno meno rilevanza sulle dinamiche congiunturali visto la preponderanza dei servizi nelle componenti dei PIL, l’importante per la tenuta dei mercati mobiliari, è il livello di liquidità dei sistemi creditizi ed il totale dei bilanci delle banche centrali. La FED ha appena dato un segnale chiaro in merito alla creazione di inflazione monetaria, riducendo il drenaggio mensile di liquidità tramite le operazioni in titoli da 60 a 25 miliardi ed agendo in modo espansivo anche tramite le operazioni di riporto inverso. Queste misure sono anche legate al fabbisogno di liquidità del settore bancario domestico dove mancano all’appello circa 500 miliardi da immettere entro fine anno, per non vedersi ripetere quanto avvenne nel marzo 2023.

Al momento le banche centrali cinese e nipponica non possono dare un significativo contributo all’allentamento monetario, alle prese, come sono, con il sostegno alla parità esterna delle proprie monete. Quindi l’economia cinese, nonostante l’impegno del governo, stenta a riprendersi contribuendo in modo significativo allo scenario di ristagno congiunturale previsto. Comunque, anche se la FED facesse solo un modesto taglio del tasso guida a settembre, più per dare un contentino al Presidente Biden che per vera necessità, l’eventuale, prossima percezione del mercato rispetto tale eventualità, si tradurrebbe solo in un’altra modesta correzione verso i supporti tecnici, in quanto la tendenza di fondo delle borse resterà sostenuta dalla previsione di una fase di inflazione monetaria che potrebbe durare fino a metà 2025.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg
“Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”