OSSERVATORIO MOBILIARE – N° 178

L’avvio dell’estate borsistica ha coinciso con una fase di distribuzione tecnica dei principali indici, culminata in una modesta correzione che ha interessato tutto il mese di luglio, quantificabile in un appesantimento generale delle quote nell’ordine di 5 % circa.

Gli elementi che hanno alimentato l’offerta in borsa risultano molteplici, dalla delusione che le banche centrali non avessero ridotto ancora il costo del denaro, salvo la BCE, con una conseguente riduzione della liquidità sistemica, all’incertezza legata alle diverse scadenze elettorali, alle montanti crisi geopolitiche ed all’ipercomperato tecnico che si era creato nei primi mesi dell’anno. Ora l’estate entra nel vivo con degli elementi fondamentali costruttivi, nel senso che le congiunture economiche tengono, in particolare negli USA dove il dato preliminare del PIL relativo al secondo trimestre ha superato le stime, l’inflazione continua lentamente a scendere complice la deflazione importata dalla Cina, le banche centrali, FED e PBOC in testa da alcune settimane, dopo un semestre di politica monetaria neutrale, hanno iniziato ad immettere nuovamente liquidità nei propri sistemi creditizi. Per quanto riguarda la tendenza di breve dei listini, le dichiarazioni seguite alla riunione del Direttorio della FED, confermerebbero l’ipotesi fatta a suo tempo, di una riduzione del tasso guida tra 0,25 e 0,50% durante la riunione di settembre.

Questo spiega il conseguente marcato rimbalzo tecnico degli indici all’indomani della dichiarazione, che però ha subito lasciato il posto a un repentino appesantimento a significare che la decisione era già ampiamente scontata dalle quotazioni raggiunte. Per lo S&P 500 la tenuta del supporto a quota 5380 punti starebbe ad indicare l’avvio di una fase di accumulazione volta testare il recente massimo di poco al di sotto di quota 5700 punti, con un’analoga dinamica per l’Euro Stoxx 50, che presenta un supporto in area 4695 punti. Il cedimento nel breve di tali livelli implicherebbe il prosieguo della correzione sui successivi supporti. Analizzando la dinamica interna ai mercati azionari occidentali, si evince una graduale rotazione della domanda dai titoli di crescita a quelli di valore, come testimonia il migliorato andamento degli indici USA DJI e Russel 2000 rispetto al Nasdaq ed in parte anche al S&P 500.

Quindi l’appesantimento borsistico in corso si presterebbe per effettuare impieghi nei settori che beneficiano della riduzione dei tassi a breve, quali le società di servizi energetici ed in generale i valori a larga capitalizzazione che offrono elevati dividendi, sottopesando la tecnologia nel campo dell’intelligenza artificiale e della sicurezza cibernetica, nei settori difensivi quali il farmaceutico e l’alimentare, senza trascurare i ciclici che continuano a beneficiare della soddisfacente tenuta congiunturale. Per quanto attiene gli impieghi a reddito fisso, risulta imperativo continuare ad accumulare obbligazioni a media scadenza, da 3 a 5 anni, preferendo le emissioni societarie di alta qualità, piuttosto che i titoli sovrani per i quali, a medio termine, potrebbe emergere la necessità di offrire rendimenti più elevati per attrarre una domanda sempre più preoccupata per i crescenti disavanzi statali da finanziare. Quanto sta accadendo in Giappone risulta emblematico a tale proposito, nel senso che la BOJ ha intrapreso una strategia di creazione di inflazione monetaria, svalutando lo yen che ha recentemente registrato un minimo sul dollaro risalente al 1986, per ridurre il debito pubblico in termini reali, che ha ampiamente superato la soglia del 200 % rispetto al PIL. La naturale conseguenza di questo agire, è la sfiducia degli investitori verso il debito pubblico nipponico, che si sta già traducendo in un aumento dei rendimenti offerti dal decennale, il JGB, ora del 1.0%, dopo anni di rendimenti azzerati, con la prospettiva di salire al 2-2,5% in tempi abbastanza brevi. L’aumento del rendimento consolidato sta favorendo un recupero dello YEN, al costo però di un marcato ribasso di borsa. Quindi quello che si potrebbe prospettare nel prossimo anno, anche sui titoli decennali in dollari ed euro, è un ritorno ad una curva dei rendimenti positiva, ma tramite un rialzo dei tassi a lungo termine, invece che di un forte calo dei tassi guida, come comunemente atteso.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg

Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *