OSSERVATORIO MOBILIARE – N° 184

La recente, rapida discesa dei rendimenti offerti dai titoli di stato decennali USA, merita un approfondimento in quanto se ne potrebbe trarre utili indicazioni sulle prospettive congiunturali non solo statunitensi.

Infatti, il rendimento in poche ottave è sceso da quasi 4,8% all’attuale 4,25 %, quasi totalmente tramite la riduzione della componente del premio di durata. Questo si è adattato alle indicazioni della FED che ha ridotto le proprie stime di crescita del PIL per l’anno in corso dal 2,1% al 1,7%. Il potenziale risparmio nel servizio del debito conseguente a questa riduzione dei rendimenti, trova sicuramente favorevole l’amministrazione Trump, più interessata al positivo andamento del comparto obbligazionario piuttosto che alla dinamica borsistica, vista la preoccupante situazione delle finanze pubbliche.

Si ricorda che il nuovo Segretario del Tesoro, Mr. Bessent, quest’anno avrà il gravoso compito di rifinanziare circa il 30% del debito statale in essere, a causa della scelta fatta dal suo predecessore di spostare le emissioni dalle obbligazioni ai buoni del tesoro a breve termine, nel tentativo di ridurre il Costo degli interessi. Comunque, al momento, osservando la curva dei rendimenti USA, si rileva un’anomala convessità nella stessa, con un rendimento minimo relativo alle scadenze biennali al di sotto del 4 %. Se ci si riduce solo a valutare la curva, si rileva che la stessa è piatta, intorno a circa 4,25%, e quindi secondo la prassi consolidata non implicherebbe un prossimo raffreddamento congiunturale.

Ma l’esperienza insegna che, quando la curva è convessa, quasi sempre si verifica un raffreddamento congiunturale prospettico, che giustificherebbe la correzione di quasi il 10 % rispetto ai massimi di fine 2024, registrata a marzo dai principali indici azionari USA. Ma anche se questa ipotesi sembra valida per la situazione statunitense, in un mondo globalizzato, non si può prescinder da quello che invece accade riguardo alle altre principali economie mondiali. Da una loro analisi si evince un’importante dicotomia nelle previste dinamiche congiunturali rispetto agli USA, nel senso che i rendimenti obbligazionari a lungo termine stanno generalmente salendo, proprio perché i premi di durata si sono corretti al rialzo, scontando una situazione opposta. Emblematica a tale proposito l’andamento dei tassi a lungo cinesi, passati inizialmente dal 2,20% dell’autunno 2024, al 1,6% del gennaio 2025 fino all’attuale 1,95, che sconta i seri tentativi del governo di sostenere la domanda interna. Ma anche in Giappone, alle prese con una significativa recrudescenza inflativa ed in Europa, dove i rendimenti consolidati stanno rapidamente salendo a causa degli ingenti stanziamenti necessari al riarmo dell’area, le prospettive economiche sono in graduale miglioramento.

Quindi la nuova amministrazione USA dovrà mettersi il cuore in pace nel senso che presto i rendimenti del dollaro torneranno verso il 5%, se non oltre, visto che l’economia globale crescerà sostenuta da politiche monetarie espansive alle quali anche la FED presto non potrà più sottrarsi. Quindi se il raffreddamento congiunturale si rivelerà solo momentaneo, l’ipotesi tecnica che la dinamica laterale degli indici coincida con una fase di accumulazione risulterebbe confermata. rendendo gli attuali livelli di supporto, quali quota 5600 punti per lo S&P500, proponibili per acquisti nei settori favoriti dall’attuale domanda. La moderata correzione di borsa ha coinciso con un analogo e rapido appesantimento del dollaro, che non ha registrato esitazioni nel superare il supporto nell’area 1.05/1.06 verso l’euro, salvo assestarsi a ridosso di quello successivo a quota 1.09. La tendenza risulta laterale, condizionata dall’ipotesi recessiva da un lato e dal costante afflusso di capitali esteri verso gli USA dall’altro.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg

Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”