OSSERVATORIO MOBILIARE – N° 188

Il periodo estivo ha coinciso per le borse internazionali con una fase sostanzialmente rialzista che ha permesso ad alcuni indici di ritoccare il proprio massimo storico, si prenda ad esempio lo S&P 500 statunitense.  Considerato il contesto geopolitico caratterizzato da ogni sorta di problemi, risulta confermato un vecchio adagio borsistico anglosassone che recita:” la borsa scala un muro di timori”. Questa citazione non vuole essere casuale in quanto in queste ore potrebbe essere confermata l’agognata tregua delle ostilità a Gaza, non a caso a due anni esatti dall’attacco terroristico che ha avviato questo tragico conflitto.

Quindi uno dei principali fattori di preoccupazione internazionale verrebbe parzialmente meno, rimane sempre quello principale, l’Ucraina, ma le quotazioni borsistiche dovranno adattarsi a questo positivo sviluppo, certamente tramite una rotazione geografica e settoriale della domanda. Infatti, per i paesi i cui governi avranno un ruolo importante nella gestione e quindi nella ricostruzione dell’area si profilano delle interessanti opportunità, mentre gli attori che hanno beneficiato dell’economia di guerra vedranno il proprio ruolo ridimensionato. A caldo si potrebbe anche assistere ad un breve appesantimento degli indici, volto a scontare la nuova situazione e da utilizzare per incrementare l’esposizione borsistica dei portafogli. Infatti, l’elemento dominante che determina la dinamica borsistica internazionale a partire dalla brusca correzione di inizio aprile indotta dalle decisioni sui dazi prese dall’Amministrazione USA, è costituito dalla creazione di inflazione monetaria da parte delle banche centrali e dei rispettivi Ministeri del Tesoro.

A questo proposito si sta assistendo ad un interessante cambio di testimone tra la FED e la PBOC, nel senso che la prima sembra aver definitivamente intrapreso una fase di restrizione della liquidità sistemica, come risulta osservando la diminuzione del valore del suo bilancio, anche se mitigato dai continui acquisti di buoni del Tesoro USA, mentre la banca centrale cinese finalmente da inizio anno sta concretamente affrontando, dopo vari  tentennamenti, il problema della deflazione da debito accumulatosi negli ultimi 20 anni, tramite una poderosa creazione di liquidità surrettizia, quantificabile in un trilione di dollari a partire da fine 2024. In pratica, anche se con un certo ritardo, la PBOC ha fatto tesoro dell’amara esperienza vissuta dal Giappone a partire dalla fine anni 80, quando lo yen forte ha esasperato per lustri la deflazione strutturale. Certo la recente debolezza del dollaro ha facilitato la decisione di abbandonare la politica di uno Yuan stabile e di puntare su una riduzione del rapporto debito/PIL tramite una concreta espansione monetaria. Date le dimensioni dell’economia cinese, non può sorprendere la positiva reazione degli indici azionari globali, non solo di quelli cinesi, che sui titoli domestici registrano un progresso annuo del 16% mentre l’indice Hang Seng di Hong Kong è cresciuto di ben il 35%. Considerato che per motivi di opportunità legate al fatto che le società cinesi incontrano delle viscosità indotte dal contesto geopolitico, nell’operare a livello internazionale, una quota importante di tale attività transita tramite i paesi limitrofi, rendendo interessante l’impiego anche sugli altri principali listini asiatici.  

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg

Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”

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