La fase di distribuzione che da primavera ha interessato in diversa misura i principali indici di borsa mondiali, sembra essersi esaurita a metà luglio, lasciando il posto ad un modesto recupero che, proseguendo, potrebbe assumere le caratteristiche di una fase di accumulazione, che preluderebbe ad una migliore intonazione di fondo dei listini a partire dall’autunno. I due elementi che hanno permesso alla tendenza di breve termine di stabilizzarsi, sono rappresentati dalla decisione statunitense di rinunciare al fronte europeo della disputa sui dazi e dalla convinzione fattasi largo presso gli addetti ai lavori, che l’irrigidimento creditizio attuato dalla banca centrale cinese, fosse contingente e non strategico. Infatti la recente dichiarazione della PBOC relativa ad una politica monetaria più accomodante finalizzata a promuovere la domanda interna, sgombra il campo dai dubbi indotti da mesi di modesto irrigidimento volto a contrastare la piaga delle “banche ombra “ed a sostenere la moneta cinese, sotto pressione a causa del rafforzamento del dollaro. La stabilizzazione in corso va’ presa con beneficio d’inventario in quanto mancano all’appello indicazioni più precise sulle reali intenzioni delle altre principali banche centrali, quasi tutte impegnate a normalizzare il livello del costo del denaro, quindi ad esaurire gli interventi di monetizzazione del debito in corso da diversi anni. Risulta emblematica a tale proposito la situazione della FED statunitense che non ha ancora chiarito se effettuerà uno o due ulteriori aumenti del tasso guida nel prosieguo dell’anno. Il recente dato sul PIL reale che nel secondo trimestre avrebbe superato il 4%, farebbe propendere per due ulteriori rialzi, ma come dimostra l’incapacità del dollaro a reagire su tale notizia in termini di parità, la FED potrebbe essere preoccupata per il deflusso di capitali dagli USA a favore sia dell’Europa sia dell’Asia, accentuatosi negli scorsi mesi.
La BCE nonostante abbia recentemente confermato che non toccherà il tasso guida fino all’autunno del 2019, nella pratica ha invece iniziato un timido irrigidimento creditizio ed anche la banca centrale nipponica appare meno convincente nei suoi interventi di stimolo. Le piazze borsistiche delle tre principali aree economiche mondiali, finora hanno fatto registrare una dinamica correlata alle attese congiunturali, con i listini statunitensi vicini ai propri massimi storici anche a dispetto dei crolli azionari sofferti da alcuni titoli guida della tecnologia, quelli europei in consolidamento visto che la congiuntura potrebbe flettere leggermente nel 2019 e quelli asiatici emergenti in netto calo a causa però della debolezza valutaria che , come visto in Cina, ha influenzato negativamente la politica monetaria di breve termine. Quindi in termini di valutazioni correnti, le piazze asiatiche, affrancate dalle preoccupazioni cinesi, sembrano le più convenienti anche se presentano un alto profilo di rischio, seguite da quelle europee, dove conviene concentrarsi sui settori che hanno maggiormente sofferto a causa dei timori protezionistici provenienti dagli USA. La borsa americana presenta delle valutazioni molto generose che scontano la positiva dinamica economica, ma che non lasciano alcuno spazio a sorprese negative, come testimonia il recente caso dei titoli Facebook e Twitter. Conviene quindi affidarsi alle indicazioni dell’analisi tecnica, partecipando al mercato azionario statunitense utilizzando degli ordini limitati alla vendita, da posizionare inizialmente a quota 2700 punti dell’indice S&P 500, il primo livello di supporto la cui violazione proietterebbe l’area dei 2650/2580 punti. L’attenzione sulla borsa statunitense è d’obbligo visto che all’indomani degli ottimi risultati d’esercizio di Amazon e del positivo dato sul PIL reale, non vi sono elementi favorevoli da scontare mentre continuano ad addensarsi le nubi sul settore tecnologico che ha trainato i listini Usa per diversi anni. Se la borsa statunitense dovesse tenere a dispetto del consenso negativo che si è andato creando, come già avvenuto diverse volte nel recente passato, le piazze europee presentano delle valutazioni più convenienti ed offrono quindi ancora un certo potenziale di recupero. Quantificando, l’indice Eurostoxx 50, dopo aver puntualmente rimbalzato sul supporto tecnico a quota 3340 punti, ha avviato un graduale recupero che lo vede ridossato a quota 3500 con il potenziale di salire fino al livello dei 3600 punti, dove si colloca un’importante resistenza tecnica.
Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg
