Osservatorio Mobiliare – N° 101

A conferma della positiva tendenza di fondo che caratterizza i mercati azionari internazionali a partire dalle elezioni presidenziali statunitensi, si osservi la tenuta degli stessi anche in occasione dell’ennesimo tentativo in corso negli USA per screditare il nuovo inquilino della Casa Bianca. L’esperienza insegna che le crisi di origine politica hanno un effetto limitato nel tempo sulle quotazioni mobiliari, che guardano piuttosto agli aspetti fondamentali. Se si considera che già a poche settimane dall’insediamento, i media statunitensi auspicavano l’impeachment del nuovo presidente, si comprende che per ora l’effetto del caso del presunto ostacolo alla giustizia sollevato dagli organi di stampa, risulta contenuto. La situazione potrebbe aggravarsi solo se la popolarità di mr. Trump scendesse sotto la soglia del 30 %, nel qual caso anche i parlamentari repubblicani che lo sostengono, potrebbero rivedere la propria posizione, preoccupati dell’esito delle elezioni politiche di medio periodo in calendario per il 2018. Quindi l’ipotesi di lavoro che vede un limitato rischio al ribasso dei principali indici di borsa nel breve termine, quantificabile in un appesantimento verso i supporti tecnici delle quote 2350/2330 per l’indice S&P 500 e delle quote 3350 e 3325 per l’Eurostoxx 50, rimane confermata. Il consenso tra gli addetti ai lavori riamane comunque cauto, nel senso che l’oggettivo iper comperato testimoniato dai livelli di prezzo raggiunti dagli indici, ha indotto alla prudenza nell’attesa di una correzione significativa che permetta impieghi borsistici a quotazioni ritenute più convenienti. Questa tesi non tiene però sufficientemente conto che dall’avvio della crisi nel 2008 le autorità monetarie hanno immesso nei differenti sistemi finanziari 10 trilioni di dollari tramite le misure di stimolo creditizio.

Aggiunti alla liquidità del settore privato, pari a 14 trilioni, questi stimoli monetari hanno fatto aumentare la liquidità mondiale di 24 trilioni, per un valore totale di circa 114 trilioni, pari al 145 % del PIL globale. Considerato che, come testimonia la dinamica recente del dollaro, la crescita del PIL statunitense nel biennio 2017/2018 deluderà le attese e che la ripresa in Europa, pur al di sopra delle previsioni, risulterà modesta e graduale, ritenere che il forzatamente lento rientro di tali marcati stimoli monetari possa penalizzare i listini nel breve/medio termine potrebbe rivelarsi prematuro. Quindi questo eccesso di liquidità che negli scorsi anni ha avuto il merito di evitare che la crisi si avvitasse su sé stessa, continuerà a rappresentare una provvista per ulteriori acquisti azionari nel medio termine, che vengono effettuati in presenza di correzioni modeste, proprio perché la domanda insoddisfatta continua a premere sui listini internazionali. Se poi si analizza la dinamica recente del settore obbligazionario, si trovano altre conferme che la modifica in senso restrittivo delle politiche monetarie in essere risulterà meno marcata e più graduale di quanto generalmente ipotizzato. Infatti i rendimenti del decennale tedesco sono cresciuti di poche decine di punti base mentre quelli del decennale statunitense si sono addirittura ridotti rispetto al primo scorcio d’anno. Per assistere ad un significativo appesantimento delle quotazioni azionarie si deve prima verificare una correzione altrettanto importante nel reddito fisso, eventualità che non appare imminente. Considerato che attualmente i listini sono sostenuti principalmente dai migliorati fondamentali economici, per determinarne la tendenza risulta strategica la valutazione delle dinamiche congiunturali riferite alle differenti macro aree internazionali. Si è già osservato che sotto questo profilo gli Stati Uniti potrebbero deludere mentre il Vecchio Continente dovrebbe sorprendere in senso positivo, ma non bisogna trascurare le opportunità offerte dai mercati asiatici. La borsa cinese che negli scorsi mesi non ha particolarmente brillato, potrebbe risultare prossima ad una importante ripresa sia per gli interventi di stimolo della banca centrale ma soprattutto per gli effetti indotti dall’ambizioso piano di investimenti internazionali in infrastrutture conosciuto sotto l’acronimo di BRI, “Belt and road initiative”, con uno stanziamento pubblico di 900 miliardi di dollari. Anche la borsa giapponese, dopo alcuni mesi di accumulazione, potrebbe essere in grado di superare con un certo margine la fatidica quota psicologica dei 20.000 punti dell’indice Nikkei, complice la ripresa degli stimoli monetari. Sul fronte valutario il dollaro ha accelerato la propria discesa portandosi ben oltre il supporto di quota 1,10 verso l’Euro, che ora rappresenta un possibile obiettivo di rintracciamento, fermo restando che nei mesi a venire rimane confermata la possibilità di raggiungere le parità di 1.15 / 1.17 verso la moneta europea.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg