Osservatorio Mobiliare – N° 100

L’aspetto più rilevante osservabile analizzando i flussi di liquidità che hanno caratterizzato le diverse aree economiche mondiali all’indomani delle elezioni presidenziali USA, è rappresentato da una totale desincronizzazione degli stessi. A seconda di dove ci si pone geograficamente si rilevano caratteristiche reflative, inflative, disinflative per non citare i residui segnali deflativi. Il maggiore significato di questa osservazione risiede nel fatto che la marcata decorrelazione delle diverse politiche monetarie potrebbe assicurare alla congiuntura mondiale un lungo periodo di graduale espansione, senza il pericolo di traumi conseguenti ad improvvisi cali di liquidità, come avvenne nel biennio 2007/2008. Chiaramente i diversi mercati mobiliari tendono a scontare con anticipo le conseguenze delle differenti politiche monetarie attuate dalle banche centrali in relazione alla loro percezione della dinamica inflativa prospettica. Attualmente gli istituti d’emissione europei, britannici e cinesi risultano i più espansivi mentre la Banca del Giappone segue un approccio neutrale avendo appena confermato le precedenti linee guida e la FED statunitense, avendo raggiunto i propri obiettivi di occupazione ed inflazione, proseguirà a restringere gradualmente il credito tramite due ulteriori aumenti del tasso guida in estate ed in autunno. La recente conferma della BCE relativa al mantenimento dell’attuale politica di stimolo per tutto il 2017, oltre a segnalare che il pericolo deflativo risulta solo sopito ma non debellato, favorisce le prospettive delle piazze azionarie del Vecchio Continente mantenendo contenuti i rischi di un significativo appesantimento dei corsi obbligazionari. La recente dinamica dell’indice Eurostoxx 50 che all’indomani del primo turno delle presidenziali francesi ha avuto ragione della resistenza a quota 3’500 punti, conferma anche sotto il profilo tecnico il potenziale per i prossimi mesi con i primi obiettivi alle quote 3640 e 3680.

Visto il recente iper comperato è possibile che all’indomani del ballottaggio francese l’indice registri una battuta d’arresto tramite una correzione che risulterebbe comunque alquanto modesta, sia in relazione alla valutazione ancora appetibile delle piazze europee soprattutto rispetto agli USA, sia in ordine all’evidente riposizionamento delle ingenti liquidità detenute dagli investitori internazionali. Sull’opposta sponda dell’Atlantico le difficoltà che l’Amministrazione Trump sta incontrando nell’attuare il proprio programma di governo, si pensi alla riforma sanitaria ed a quella fiscale, l’entrata nel vivo della normalizzazione della politica monetaria da parte della FED ed il deludente andamento della congiuntura nel primo trimestre, depongono tutti a favore di un approccio meno costruttivo verso la borsa che, probabilmente nei mesi a venire, consoliderà nella fascia delimitata dal supporto a quota 2’320 punti dello S&P 500 e la potenziale resistenza subito sopra quota 2’500 punti. Gli stessi motivi che penalizzano le prospettive borsistiche pesano anche sulla parità prospettica del dollaro, reduce da una seconda violazione di quota 1.09 verso l’Euro e momentaneamente alle prese con una fase distributiva che potrebbe essere seguita dal tentativo di portarsi sulla resistenza collocata a 1.10. La probabilità che il biglietto verde si sia già lasciato alle spalle nel 2016 il proprio massimo di periodo favorisce, insieme all’espansione creditizia in corso localmente, diversi mercati azionari emergenti asiatici oltre naturalmente all’importante piazza Cinese. In generale l’attenzione settoriale deve essere riposta ai comparti borsistici finanziari e ciclici, visto che la generalizzata normalizzazione del ciclo economico mondiale, dovrebbe portare delle soprese positive sul fronte delle stime di crescita dei prodotti interni lordi a cui seguirebbe una maggiore inclinazione delle curve dei rendimenti obbligazionari, che favorirebbe i margini di intermediazione creditizia degli operatori finanziari. Gli altri comparti da sovra pesare sono quelli dei beni durevoli, la chimica, il petrolifero e tutti quei settori che beneficeranno delle migliori prospettive di prezzo per le materie prime industriali. Questo quadro sostanzialmente positivo può sempre essere inficiato da eventi geopolitici di natura difficilmente prevedibile, ma vista la positiva tendenza dei listini sostenuta da concreti aspetti fondamentali delle economie, un eventuale colpo di scena in Francia verrebbe comunque assorbito in tempi brevi mentre la diatriba tra gli USA e la Corea del Nord sembra più destinata a distogliere l’attenzione da problemi interni piuttosto che a trasformarsi in una grave crisi mondiale che non interessa a nessuno.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg