Osservatorio Mobiliare N° 140

La dinamica dei principali listini azionari mondiali a cavallo delle elezioni presidenziali USA, ha sostanzialmente rispettato le previsioni, nel senso che alla rapida correzione della vigilia è seguito un pronto recupero che ha riportato le quote degli indici nella parte alta della recente fascia laterale di accumulazione.

L’ormai incontrovertibile vittoria del candidato democratico, anche se venisse ufficializzata dalla Camera Usa solo il prossimo 14 dicembre, ha comunque comportato un rinnovato interesse degli investitori per i titoli europei ed in particolare per i settori che maggiormente avevano sofferto per la politica tariffaria attuata dal governo Trump, si prenda ad esempio l’automobilistico. Ma l’elemento dirimente che ha probabilmente avviato un nuovo corso nella dinamica fondamentale delle borse internazionali, è rappresentato dai recenti annunci di alcune case farmaceutiche di essere vicine al compimento, con successo, della fase 3 di sperimentazione per il vaccino, che preluderebbe al graduale arrivo dello stesso sul mercato a cavallo di fine anno. Questa ipotesi, pur nell’attesa delle conferme delle autorità scientifiche, sta comportando una repentina rotazione della domanda azionaria dai settori di crescita che hanno dominato la scena borsistica da marzo, si pensi a comparti quali il tecnologico, la bioingegneria, la logistica, i media e quant’altro, ai settori della vecchia economia, considerati maturi e sotto valutati proprio perché ritenuti meno redditizi, che molto hanno sofferto a causa del blocco delle attività non essenziali, quali l’industriale, i beni durevoli, l’energetico, l’intrattenimento, il finanziario ecc…

Infatti con l’arrivo dei vaccini si prefigura un lento ritorno ad una sorta di nuova normalità, che superata la fase del confinamento domestico e dei blocchi produttivi, riproponga abitudini di consumo ed investimento più tradizionali, fermo restando che gli acquisti in rete, il telelavoro e la didattica a distanza, siano ormai entrate a pieno titolo nella realtà socio-economica. Una logica conseguenza di questi recenti sviluppi, potrebbe essere rappresentata da un serio tentativo degli indici di borsa europei volto a ridurre il differenziale di rendimento rispetto ai listini USA, fino ad ora favoriti dall’elevata ponderazione dei titoli di crescita. Per quantificare il potenziale da ora alla fine dell’anno dell’indice S&P 500, si può osservare che l’obiettivo di quota 3750 punti, che gli addetti ai lavori avevano indicato ad inizio anno prima della pandemia, risulta agevolmente raggiungibile, mentre in Europa l’indice Eurostoxx 50 ha appena superato la resistenza posta a quota 3450 punti e si avvia a salire fino al prossimo traguardo tecnico collocato sui 3550 punti, dopodiché si apre un ampio spazio delimitato dal precedente massimo di periodo di 3867 punti. Cambiando tematica, all’indomani delle elezioni USA, non si è avuto solo l’annuncio di Pfizer che è in dirittura d’arrivo il suo vaccino, ma dopo tre anni di trattative tra i 14 paesi firmatari, c’è stato anche il perfezionamento del trattato di libero scambio RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership) che raggruppa i paesi ASEAN più Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. Si tratta di un grande successo per la Cina, e non è un caso che l’accordo sia stato siglato dopo che Trump ha verosimilmente perso le elezioni, in quanto gli USA, che già si erano ritirati con la precedente Amministrazione dall’ accordo voluto da Obama, il TPP, risultano totalmente fuori da una zona di libero scambio che vale 30% del PIL mondiale ed interessa 2 miliardi di persone. Infatti Pechino aveva assolutamente bisogno di creare un vasto mercato alternativo a quello occidentale, per compensare l’attesa perdita di capacità produttiva endogena e di domanda esogena, quale conseguenza del negativo impatto, anche di immagine, seguito alla diffusione del Sars-Cov-2, originatosi nel gigante asiatico. Se a questo si aggiunge la moderata debolezza tendenziale del dollaro USA, a cui sono pragmaticamente legate tutte le valute asiatiche, risulta ragionevole attendersi una positiva tendenza di fondo per tutte le piazze borsistiche asiatiche anche per il 2021. I vari elementi fin qui esaminati, che in sintesi fanno sperare in una lenta normalizzazione del ciclo economico, penalizzano nel breve termine gli impieghi in beni rifugio, quali ad esempio l’oro, che anche sotto il profilo tecnico presenta un supporto a quota 1850 dollari l’oncia, che se violato, negherebbe la recente fase rialzista del metallo giallo.

Analogamente appare solo una questione di tempo, la reazione negativa del reddito fisso a lungo termine, destinato a registrare un rialzo dei propri rendimenti, soprattutto nel caso dei titoli denominati in dollari.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg
“Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”