OSSERVATORIO MOBILIARE – N° 184 BIS

La dinamica dei mercati finanziari internazionali da inizio aprile presenta delle caratteristiche fortemente anomale che inducono a ritenere che si sia avviata una fase totalmente nuova nelle correlazioni tra borse, reddito fisso, valute e beni rifugio.

Si potrebbe ritenere che i tre lustri trascorsi dalla crisi bancaria del 2009 che hanno coinciso con interventi straordinari di tipo emergenziale da parte dei governi e delle autorità monetarie stiano lasciando il posto ad un nuovo corso nella logica dell’economia globale. La sintesi di quanto avvenuto durante questo lungo periodo che potrebbe essere giunto al termine, si riassume nell’emblematica frase pronunciata dall’allora governatore della BCE, Mario Draghi, “whatever it takes, a significare che la gravità della crisi del debito bancario che si era sviluppata richiedeva misure estreme per evitare l’eventualità di una depressione mondiale. Quindi per più di un decennio si sono susseguite diverse fasi di creazione surrettizia di liquidità e per un prolungato periodo il costo del denaro è stato negativo, una vera aberrazione delle regole economiche. Solo lo scoppio della pandemia nel 2020 ed in seguito l’avvio del tragico conflitto in Ucraina, hanno interrotto la lunga fase di deflazione strutturale delle economie occidentali creando i presupposti per un’inflazione da costi che ha in parte riequilibrato i sistemi, come testimonia la normalizzazione del costo del denaro tornato generalmente positivo e l’adozione di politiche fiscali espansive. Comprensibilmente durante questa lunga fase di finanza straordinaria i diversi attivi si sono adattati a questo corso degli eventi; quindi, le valutazioni dei listini si sono in alcuni casi moltiplicate enne volte, in quanto la liquidità creata artificialmente, non venendo utilizzata dall’economia reale, ha trovato impiego nel mercato borsistico. Il valore dei titoli a reddito fisso ha subito marcate oscillazioni prima positive ed in seguito negative, a causa del costo del denaro inizialmente in forte calo e poi, in anni recenti, in costante ascesa. In ambito valutario delle tre monete rifugio in auge nel 2009, lo yen ha perso quasi totalmente questa caratteristica, all’opposto il franco svizzero rappresenta oggi la massima espressione della valuta sicura mentre il dollaro, dopo una lunga fase laterale culminata con i massimi del 2024, ha recentemente avviato una rapida discesa.

La decisione del presidente USA di implementare dallo scorso 1 aprile l’inasprimento tariffario promesso agli elettori, rappresenta verosimilmente solo l’innesco del nuovo corso della finanza mondiale, come dimostrerebbe la sorprendente correlazione di matrice negativa tra borse, reddito fisso e biglietto verde che, in aggiunta, non ha interessato la tendenza fondamentale del prezzo dell’oro, rimasta positiva, mentre storicamente il metallo giallo veniva venduto nelle fasi di panico borsistico per la sua grande liquidità. Infatti, in passato i crolli di borsa erano accompagnati dal rialzo del dollaro e del debito pubblico sovrano, mentre questo generalizzato ribasso sottintende uno stravolgimento di fondo nelle regole valse finora, con la borsa che sconta una possibile recessione e la curva dei rendimenti che si inclina marcatamente in senso positivo. La spiegazione più ovvia potrebbe essere la convinzione degli investitori che si sia avviata una fase di normalizzazione delle regole cha guidano l’economia, monetarie, fiscali e normative, per cui le banche centrali avrebbero esaurito il proprio potenziale di intervento a sostegno dei mercati finanziari e che i prossimi attori da salvare saranno gli stati alle prese con bilanci sempre più in disavanzo, complici le politiche fiscali post covid. Per cui bisogna tagliare la spesa pubblica e correggere le rendite di posizione accumulatesi negli anni grazie alla globalizzazione, di cui le tariffe sono un primo, parziale correttivo. Il riscontro più emblematico è costituito proprio dalla recente debolezza del dollaro e del suo debito sovrano.

Nicola Bravetti Fonte dati: Bloomberg

Quanto riportato non può – né potrà – essere considerato una sollecitazione all’investimento in strumenti finanziari”