La liquidità globale ha raggiunto il suo apice nel terzo trimestre 2025, dopo circa tre anni di crescita. La fase di consolidamento della liquidità dipende solo in parte da una politica monetaria meno accomodante da parte delle banche centrali, quanto dalla ripresa congiunturale globale avviatasi dopo la scorsa estate, che richiede liquidità per venire finanziata. Per i prossimi mesi non si prevede tanto una diminuzione dell’ammontare complessivo della liquidità globale, stimata in 190 trilioni di dollari, quanto una graduale diminuzione del suo saggio di crescita.
L’accentuata volatilità nei corsi degli strumenti finanziari, si pensi agli appesantimenti delle monete virtuali piuttosto che alle azioni del settore tecnologico, ed al parallelo forte rialzo dei valori energetici e delle materie prime, caratterizzano solitamente la fase finale di una tendenza positiva di lungo termine.
La dicotomia nella politica monetaria adottata rispettivamente dalla FED e dalla PBOC, con la prima sotto pressione in attesa dell’insediamento del nuovo Governatore, mr. Warsh, favorevole ad un irrigidimento della strategia monetaria, sebbene mitigata da maggiori emissioni di Buoni del Tesoro, e la seconda impegnata invece ad immettere massicciamente liquidità nel sistema ed ad acquistare ingenti quantitativi di oro fisico, per fronteggiare la deflazione interna causata dal forte indebitamento domestico, potrebbe creare delle distorsioni nei flussi finanziari di origine cinese. Forzatamente parte di essi si orientano sull’area dollaro, mentre l’eccedenza interna favorisce ancora l’impiego borsistico e quello nell’oro fisico.
Il risultante posizionamento strategico sui mercati mobiliari implicherebbe l’aumento della ponderazione su valori azionari dei settori delle materie di base e dell’energia, senza trascurare comparti difensivi caratterizzati da una tendenza ribassista di lungo periodo come quello dei beni durevoli, mentre andrebbe alleggerito selettivamente il peso nei settori tecnologico in senso lato e nel finanziario. Soprattutto nel caso degli impieghi in dollari, risultano ancor appetibili sia le obbligazioni a medio termine sia il mercato monetario. Il biglietto verde rimane confinato in un’ampia fascia di trading, compresa tra le quote 1.15 ed 1.20 rispetto all’euro, con un potenziale di recupero nella seconda metà dell’anno. La tendenza rialzista a lungo termine del metallo giallo dovrebbe persistere, consentendo acquisti in caso di un appesantimento della quotazione. A livello di ponderazione geografica, risultano favorite le piazze azionarie asiatiche, seguite da quelle europee mentre quella statunitense presenta meno potenziale per il 2026.
Nicola Bravetti
